Stravincere in Italia non vuol dire automaticamente essere in grado di vincere in Europa. E nel calcio lo sa bene la Juventus, che ha appena conquistato il nono scudetto consecutivo ma non vince una Champions League dal 1996 (24 anni fa). E se Intesa avesse fatto la scelta non più azzeccata del mondo ad acquisire UBI forzando la mano del mercato con la prima offerta ostile andata a buon fine nella storia economica d'Italia? Rafforzare a tutti i costi la posizione italiana già dominante facendo tra l'altro sparire dal mercato (e dalla Borsa) il quarto istituto del Paese per capitalizzazione ha fatto storcere il naso a più di qualche attento osservatore, che magari avrebbe preferito per Intesa un'acquisizione estera. Oltre confine si sarebbe vinto lo stesso (come fatto da Unicredit in passato) e automaticamente si sarebbero migliorati posizionamento e visibilità europei, anche agli occhi della Bce. 

E' un fatto, però, che tra le mura amiche la vittoria risulti più a portata di mano. E che Intesa sappia muoversi meglio nel panorama italico bancario. Ne sa qualcosa il Cardinale Richelieu di Intesa, Stefano Lucchini, deus ex machina di efficaci rapporti di alto livello istituzionale. Acquisire una banca come UBI con storia e radicamento importanti su certi territori locali strategici (non solo a Brescia, ma ad esempio nelle Marche tutte) significa aver tessuto lunghi, pazienti e stretti rapporti sia a livello governativo che di rappresentanza. Sotto lo sguardo attento del decano Giovanni Bazoli, Presidente emerito. Riuscire poi a farlo stravincendo con alle spalle la rivale di una vita Mediobanca (advisor Francesco Canzonieri), significa molto di più. Significa anche lanciare un chiaro messaggio al mercato italiano, della serie "qui non ce ne é più per nessuno".

Dell'offerta ostile di Intesa su Ubi Banca avevamo scritto già qui, sottolineando come il matrimonio non richiesto apra di fatto un risiko italiano che vedrà prossima protagonista Monte dei Paschi di Siena, per ora al trucco (leggi divisione good/bad bank). La mossa di Intesa è talmente riuscita (oltre il 91% delle adesioni) da far scattare automaticamente il delisting di UBI e l'acquisto a go-go di quel che rimane del titolo UBI, che sta letteralmente volando (+10% oggi mentre scriviamo con punte sui 3,80 euro per azione) ormai in vista dell'Opa obbligatoria rivolta agli azionisti che non avevano aderito all'Ops (i più lungimiranti). Nel caso Intesa superasse quota 95% del capitale potrà lanciare infatti l'Opa residuale accelerando ulteriormente i tempi dell'incorporazione di Ubi.

Vincere va bene. Stravincere può far girare la testa.

 

 

Carlo Biondi

 

 

 

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