Matteo Castioni è Avvocato e Presidente dell’Associazione Italiana Compagnie Aeree Low Fares (AICALF), composta da Blue Air, EasyJet, Norwegian, Ryanair, Volotea e Vueling, compagnie che rappresentano oltre il 50% del traffico aereo italiano di corto raggio, nonché una parte significativa del traffico a lungo raggio.

 

Presidente le richieste del settore aereo che avete avanzato all’Esecutivo e in particolare alla Ministra dei Trasporti De Micheli nell’ambito del Decreto Rilancio sembra non siano state ascoltate. Come intende muoversi adesso l’associazione?

AICALF intende continuare nel proprio lavoro di sensibilizzazione sulle istanze dei vettori low fares con tutti gli interlocutori istituzionali e operatori economici. Quello che sta emergendo in questi ultimi mesi è la consapevolezza circa la comunanza di interessi tra tutti i molti soggetti che operano nel settore aeronautico. E’fondamentale che i vettori low fares, per rilanciarsi, trovino condizioni normative favorevoli e la stessa cosa vale per i gestori aeroportuali, le società di handling e tutti gli altri soggetti coinvolti. Per questo motivo, AICALF ha intensificato i contatti e le iniziative congiunte con altre associazioni quali Assoaeroporti e Assohandlers. I vettori low fares sono una componente trainante e determinante per il trasporto aereo, il quale, nel suo complesso, rappresenta un settore trainante e determinante per l’economia del Paese. Peccato che la Ministra De Micheliabbia difficoltà a trovare il tempo da dedicare al nostro mondo e alle nostre associate, mi auguro non diventi un’occasione persa.

A proposito del Decreto Rilancio, l’Art. 203 – che obbliga le compagnie ad adottare un certificato di operatore aereo italiano per accedere agli aiuti del Fondo di ristoro escludendo di fatto tutto il mondo delle compagnie low cost – non ha subito alcuna modifica: c’è adesso la concreta ipotesi che le compagnie che fanno parte dell’Associazione pianifichino un abbandono dell’Italia?

L’Italia rimane un mercato importantissimo per tutti i vettori aerei, incluse le compagnie che fanno parte della nostra Associazione: un abbandono dell’Italia è da escludere. Tuttavia è possibile, anche probabile, che alcuni vettori facciano le loro valutazioni circa la convenienza di spostare parte dei loro investimenti, intesi come aerei e personale, verso basi e Paesi che offrono condizioni e opportunità migliori. Tale valutazione sarà basata non solo sulla possibilità di accedere ad aiuti o sussidi ma anche sul fatto di poter operare in un contesto competitivamente sano, senza le distorsioni che, purtroppo, il Governo italiano ha in questi ultimi mesi introdotto con il Decreto Rilancio.

Nelle vostre note parlate spesso di distorsione della concorrenza, di mancato rispetto delle indicazioni della Commissione e di un possibile ricorso in sede europea. E’ davvero percorribile, a questo punto, un eventuale ricorso alle istituzioni comunitarie?

Certamente. AICALF ha già trasmesso alla Commissione Europea, e più precisamente alla DG COMP, le proprie perplessità circa la compatibilità con il diritto e i principi comunitari di molte norme del Decreto Rilancio. Siamo fiduciosi che la Commissione Europea interverrà per la modifica di tali norme. In secondo luogo, qualora il DL Rilancio andrà ad incidere negativamente sull’operatività dei vettori, AICALF e le sue associate saranno pronte a sollevare, in sede giudiziale, la questione di incompatibilità comunitaria.

E’ stato presentato il rapporto Enac riguardo i dati del traffico aereo che hanno confermato nel 2019 un trend positivo con quasi 200 milioni di passeggeri transitati presso gli aeroporti nazionali. Quest’anno l’impatto della pandemia ha stravolto tutte le previsioni e il futuro non sembra roseo per l’intero settore. Quali sono gli ingredienti per ripartire?

La pandemia ha stravolto un dinamico trend di crescita per tutto il settore. Nell’arco di qualche mese, il settore aeronautico, che si stava strutturando per soddisfare una crescente domanda di mobilità, ha dovuto fare i conti con il totale blocco delle operazioni e, nel medio periodo, con una contrazione della domanda, riportando i volumi di traffico a quelli che erano un decennio fa. Spetterà sia alle singole compagnie sia ai Governi e agli enti regolatori attuare la ricetta giusta per accorciare i tempi di ripresa. Sicuramente gli ingredienti che dovranno essere utilizzati per tale ricetta sono - per quanto riguarda l’Italia - la rimozione o comunque la riduzione dell’addizionale comunale, maggiore liberalizzazione del settore aeroportuale, libertà nella contrattazione lavoristica tra datori di lavoro e parti sociali. Per quanto riguarda l’ambito europeo, una riforma del sistema di controllo volo, centralizzato e non più ostaggio di azioni industriali in alcuni Paesi, produrrebbe migliori servizi e un minore impatto ambientale.

 

Paolo Bozzacchi