Negli anni ’70 si diffonde in Europa, dalla Nuova Zelanda, l’importazione di kiwi. Questo frutto, che ha origini esotiche e prende il nome dal volatile simbolo neozelandese, ha proliferato su tutta la nostra penisola in brevissimo tempo. Infatti solo l’Italia ne coltiva circa 400 mila tonnellate ogni anno, arrivando ad essere uno dei maggiori produttori al mondo. Esiste anche un’organizzazione che ne tutela la produzione, la IKO (International Kiwifruit Organization), la quale certifica che nel 2018, nel nostro Paese, circa 25 mila ettari di terreno sono stati impiegati per la sua coltivazione.

Sul piano commerciale, il frutto rappresenta uno dei primi dieci prodotti della compra-vendita internazionale di settore. Secondo gli ultimi dati ISMEA – Istituto di Servizio per il Mercato Agricolo Alimentare - il saldo degli scambi con l’estero è estremamente positivo: se nella campagna commerciale 2012/2013 la cifra era di 314,8 milioni di euro, nella campagna 2017/2018 ha continuato a crescere fino a 378,8 milioni.

Questi ottimi risultati sono tuttavia messi in bilico da una malattia dai contorni non ancora chiari, che da 8 anni continua a diffondersi e ad attaccare gli alberi del frutto. Le radici si seccano e il kiwi non riesce a svilupparsi, questi i due sintomi evidenti che segnalano il diffondersi della moria. Si susseguono ormai da mesi interrogazioni parlamentari, appelli di associazioni di categoria, articoli scientifici sul fenomeno misterioso che sta mettendo a dura prova la tenuta di un’intera filiera produttiva.

Nel Lazio, una delle aree in cui la produzione è più intensa, si registra che circa il 20% della superficie utilizzata per la coltivazione sia stata attaccata.

Per questa ragione Confagricoltura, una delle principali organizzazioni degli agricoltori, si è mostrata particolarmente preoccupata dal fenomeno, ed ha richiesto “[…] iniziative raccordate e sinergiche tra lo Stato e tutte le Regioni coinvolte e, sul fronte della ricerca, tra i primari istituti scientifici. Si attende con vivo interesse la prossima riunione del Comitato Fitosanitario Nazionale per fare il punto della situazione, così come l’insediamento di uno specifico Gruppo di lavoro tecnico-scientifico per coordinare le attività di ricerca. Sono sollecitate, infine, misure tempestive per il ristoro dei produttori”.

Oltre agli attacchi nella regione della Capitale, si registrano dati altrettanto preoccupanti anche nel veronese, alcune stime indicano che circa la metà dei terreni dedicati sia stata colpita.

Si tratta di una situazione critica per i coltivatori, i quali combattono contro un nemico invisibile che necessita di azioni concertate per essere sconfitto.

 

Luca Grieco

 

 

Photo Credits: Il Faro 24