E’ stato soprannominato come lo scrittore francese Henri Charrière che, negli anni ‘30, venne condannato all’ergastolo con l’accusa di omicidio, sebbene dichiaratosi sempre innocente. Non importava in quale carcere venisse trasferito, lui riusciva quasi sempre a evadere (e a tornare nuovamente dentro!). 

Henri aveva una farfalla tatuata sul petto e per questo era detto “papillon”. Ma M49 non è, ahimè, una farfalla – libera di volare lontano – bensì un orso bruno. Le sue colpe? Comportarsi da plantigrade e quindi scorrazzare per i suoi boschi in cerca di cibo. Purtroppo, essendo un animale carnivoro, qualche marachella l’ha combinata. A luglio 2019 si contavano i seguenti cadaveri: 1 bovino, 2 equini e 3 ovini (su oltre 10 mila capi in Trentino!). Totale del “bottino”: 7mila euro (che poi bastava fare una colletta su Facebook e in pochi giorni le cose si sarebbero sistemate).

Nonostante i danni davvero esigui, la Provincia Autonoma di Trento non ci sta e dopo manifestazioni in piazza, un numero imprecisato di “Rapporti tecnici sulle situazioni problematiche determinate dall'orso denominato M49”, due fughe dal recinto di massima sicurezza del Casteller (di cui una è costata le dimissioni del suo carceriere), un’ispezione da parte dei tecnici dell’ISPRA stile CSI, interi reparti della Forestale impegnati nella caccia al fuggitivo, da ben due anni Papillon riempie le pagine della cronaca. Il 7 settembre è stato nuovamente catturato ma a nulla sono servite le proteste degli animalisti e del Ministro Costa che oggi, in un post su Facebook scrive: “La mia posizione la conoscete, Papillon deve vivere libero e monitorato con il radiocollare. Ma i fatti stanno andando in una direzione opposta alla mia volontà, e questo accade, come sapete, perché la provincia di Trento è autonoma, e, per quanto assurdo possa sembrare, può decidere di catturare Papillon. Ho fatto partire oggi una lettera per le regioni del Friuli-Venezia Giulia, Veneto e Lombardia per estendere il progetto anche nei loro territori così da poter distribuire gli orsi del Trentino in un più ampio ambiente idoneo”.

Nel frattempo ci piace ricordare un famoso detto: non c’è due senza tre!

 

Gaia De Scalzi

 

 

Photo Credits: Il NordEst Quotidiano