Fondazione Roma e Fondazione Carife erano pronte alla fusione per salvare dalla liquidazione Palazzo Crema. Il ministero delle Finanze, però, si è opposto, impedendo di fatto l’unione. Nei mesi scorsi, infatti, il progetto di fusione è nato dalla richiesta della Fondazione emiliana a tutte le Fondazioni italiane, di fronte alla grave crisi economica che stava affrontando. Fondazione Roma, con a capo il Prof. Avv. Emmanuele F.M. Emanuele si era detta disponibile all’accorpamento, con il progetto di dar vita a un nuovo ente nel quale la Fondazione Carife avrebbe avuto dei rappresentanti nel Consiglio di Amministrazione e nel Comitato di Indirizzo.

Il Ministero delle Finanze però si è opposto a questa operazione, contribuendo al fallimento di Fondazione Carife. Sarebbe bastata infatti una proroga di appena 6 mesi del cambio ai vertici di Fondazione Roma, con l’ormai ex Presidente Emmanuele Emanuele (ora Presidente Onorario) che avrebbe ritardato l’avvicendamento col suo successore, Franco Parasassi, per favorire la fusione. La negazione della proroga semestrale del Consiglio di Amministrazione di Fondazione Roma da parte del Mef, nella persona del direttore generale del Tesoro Alessandro Rivera, ha favorito il fallimento della Fondazione ferrarese. Vecchie ruggini sarebbero alla base di questo “sgarbo” da parte del Ministero, che negli ultimi anni ha conosciuto non pochi contrasti con Fondazione Roma e il suo Presidente Emanuele, dovuti alla determinazione di quest’ultimo nel preservare l’autonomia e la natura privata della fondazione, come tale soggetta al controllo del Ministero dell’Interno e della Prefettura, e non del Mef.

Al Professor Emanuele - scrive infatti il Direttore de “Il Tempo” Bechis sulle colonne del suo giornale ripercorrendo tutta la storia - è toccato più volte difendere pubblicamente e con ricorsi l’autonomia della fondazione bancaria stabilita dalla legge Amato, dal desiderio dell’autorità governativa, sotto numerosi esecutivi, di mettervi le mani addosso”.