L'Italia può ripartire solo se risuonerà la campanella d'ingresso della scuola. Lo hanno già capito la Francia, la Germania, la Norvegia, la Danimarca. Noi seguiremo il vento anche stavolta, per paura di sbagliare. Anche se sembra lapalissiano, è bene ricordare che se si riavvia la macchina delle imprese, sorge immediatamente un problema conseguente: con chi rimangono a casa i bambini con le scuole chiuse s ei genitori tornano sui posti di lavoro?

Ecco che fioccano le proposte: la città di Empoli con la sindaca Brenda Barnini si dice già pronta ad eseguire uno screening su alunni, famiglie e insegnanti per riaprire le scuole e si candida a progetto sperimentale da replicarsi su scala nazionale, la provincia autonoma di Trento propone metà degli alunni in classe e l'altra metà che segue le stesse lezioni da casa (molto ragionevole).

Sta di fatto che le imprese e le regioni che stanno facendo pressione sul Governo Conte per riavviare la macchina produttiva del Paese (leggi scuotere di nuovo il nostro Pil) dovrebbero prima avanzare proposte concrete di aiuto per riaprire al più presto le scuole, e soprattutto non demandare il problema come fosse di esclusiva competenza del governo e del suo bonus baby-sitter. Prima si trova una soluzione per i ragazzi, insomma, prima l'Italia potrà far ripartire la sua produzione industriale.