Nell’aprile 2019 abbiamo visto andare in fiamme una delle cattedrali più iconiche della Francia. Le immagini di Notre Dame de Paris hanno fatto in poche ore il giro del mondo. Il primo pensiero di tutti, istituzioni e non, è stato: come poter recuperare quel patrimonio culturale? Quanti ragazzi (e non) hanno mancato l’occasione di vedere la luce del sole prendere vita attraverso i rosoni colorati della Cattedrale?
Ed ecco la sorpresa, Assassin's Creed: Unity, un videogioco ambientato a Parigi durante la Rivoluzione francese. I designer di Ubisoft, l'azienda francese che l'ha sviluppato, hanno lavorato per due anni alla rappresentazione di un’immagine verosimile di Notre Dame. Sostanzialmente in quel videogioco – realizzato grazie alle planimetrie della Cattedrale - è rimasta la testimonianza tridimensionale di un monumento che, anche al termine della ricostruzione, non sarà mai più come prima.

Un po’ come il nostro modo di vivere la cultura nella fase 2 e sicuramente anche nella 3.

L’emergenza sanitaria in corso ci ha messo di fronte all’impossibilità di uscire dalle nostre abitazioni per tutte le attività della nostra quotidianità. Ci ritroviamo a lavorare da casa, giochiamo a casa, socializziamo tra le mura domestiche.
E la cultura? Musei, a cielo aperto e meno, sono chiusi e molti sono rimasti gli interrogativi sulle future modalità di fruizione della cultura.

Oggi sappiamo che nella fase 2 ci saranno delle riaperture, ma inevitabilmente le restrizioni saranno tali per cui il nostro modo di vivere la cultura cambierà completamente. Esiste un’alternativa? La digitalizzazione del patrimonio culturale potrebbe essere il nostro alleato, per cominciare a ripensare la cultura in modo più smart e diciamocelo, più democratico.

Ne abbiamo parlato con Luca De Dominicis, Fondatore e Presidente dell’Accademia Italiana Videogiochi che ci ha spiegato come la digitalizzazione del patrimonio culturale può generare valore per la società.

“Negli ultimi tempi abbiamo potuto visitare mostre sia attraverso l’utilizzo di tecniche tradizionali, quali l’esposizione delle opere d’arte, sia attraverso media digitali, come visori in realtà virtuale, riproduzioni di opere in stampa 3D, simulatori, che arricchiscono l’esperienza vissuta dai visitatori con una tecnologia di tipo immersivo, facendo imprimere ancora meglio nelle menti i dati e le informazioni relative alle opere d’arte ammirate. Il valore aggiunto è dato proprio dalla possibilità di immergersi all’interno dell’opera stessa, coinvolgendo tutti i sensi del visitatore, favorendone la creatività e l’immaginazione. Durante questo periodo di distanziamento sociale, che ha portato alla chiusura dei poli culturali e museali in tutto il mondo, abbiamo assistito alla proliferazione di tour virtuali offerti da musei quali Uffizi, Hermitage, British Museum, Prada, e molti altri. Nel giorno di Pasquetta, sui canali social e su YouTube è stato possibile visitare in modalità virtuale il Giardino di Ninfa, in provincia di Latina, definito dal New York Times il giardino più bello del mondo, e il Castello di Sermoneta con alcune chiese e rovine medievali. Alcuni di questi angoli normalmente non sono accessibili al pubblico ma grazie alle nuove tecnologie possiamo ammirarli”.

Spesso tendiamo ad associare la digitalizzazione del patrimonio culturale a esigenze molto pratiche: ad esempio monumenti che non ci sono fisicamente più a causa di catastrofi di vario genere. Ora però l’esigenza sarebbe quella di far vivere dei luoghi in forma digitale non solo per non perderne memoria ma per farli conoscere a persone che non hanno ancora avuto modo di visitarli, pensiamo ad esempio agli studenti.
“La digitalizzazione è fondamentale, sia in un’ottica di conservazione sia in un’ottica di fruizione immersiva. La tecnologia c’è, digitalizzare è possibile. Senza dimenticare che l’innovazione tecnologica fa continui progressi rendendo l’esperienza della realtà virtuale sempre più realistica. Catturare in 4k e 8k le opere d’arte più importanti ci permetterà di riprodurre delle esperienze di altissimo livello oltre al valore di heritage e conservazione. Alcune settimane fa leggevo sul Washington Post un articolo in cui un docente di storia di una scuola superiore a Montreal, in Quebec, ha raccontato di come fosse riuscito a far visitare ai suoi studenti le rovine dell’antica Grecia comodamente da casa, attraverso il videogioco “Assassin’s Creed: Odyssey”, che offre una vasta e dettagliata ricostruzione di luoghi quali ad esempio il Partenone, supportata da vere e proprie ricerche, e prevede quindi una parte educativa all’interno del videogioco”.

Tutto molto bello, ma sappiamo bene che visitare, per esempio, i Musei Vaticani è un’esperienza poco sostituibile da un modello 3D. Dove può arrivare la realtà virtuale?
“Quando parliamo di opere d’arte è fondamentale il concetto di esperienza. Pertanto, sono essenziali ambiente, luce, posizionamento e prospettive di spazio che valorizzino il percorso visivo. Certo, vedere un’opera d’arte è completamente differente dal poterla vivere all’interno di uno spazio. Ricostruire in 3d un ambiente con le tecniche che abbiamo oggi, per illuminarlo correttamente, vuol dire dare la possibilità a qualcuno di approcciarsi alla stessa all’opera d’arte anche in assenza di essa. Oggi i videogame sono l’esperienza più avanzata che abbiamo, non solo nel ricreare una scena in 3D ma nel poterla vivere e rivivere a nostro piacimento. Il videogame si basa su un complessissimo motore che descrive il funzionamento del nostro mondo: dal riflesso della luce sulle superfici, alla creazione delle ombre, fino all’interazione dei materiali con la luce stessa. Grazie alle tecniche sviluppate dall’industria dei videogiochi, diventa fondamentale digitalizzare le principali opere d’arte patrimonio dell’umanità per permetterci di guardarle con una luce che si muove come quella solare, affinché tutti i giochi di luce, come quelli che si possono ammirare in Notre Dame, per esempio, possano essere replicati in modo perfetto. E sono molto orgoglioso di poter dire che proprio un nostro ex studente diplomatosi al corso di Grafica 3D, ha realizzato in questo periodo di quarantena la ricostruzione di un museo dedicato ai 500 anni di Raffaello Sanzio, collaborando al progetto di Skylab Studios dal titolo “Raffaello in Realtà Virtuale”.
Crediamo fortemente in questi progetti, per questa ragione l’Accademia ha firmato il Manifesto per Repubblica Digitale, un’iniziativa strategica nazionale promossa dal Dipartimento per la trasformazione digitale della Presidenza del Consiglio dei ministri per contrastare ogni forma di divario digitale di carattere culturale.
Abbiamo siglato una partnership con ESA (Agenzia Spaziale Europea) per creare un software pilota per la didattica immersiva sulla geografia astronomica e sulla geografia. Questi due pilot sono vidimati da ESA che assume il ruolo di Comitato Scientifico per la validazione dei contenuti. L'idea è di creare con loro una sorta di "lezione 0" da utilizzare come progetto pilota nelle scuole e per avviare il percorso di didattica immersiva inserito nella cornice di Repubblica Digitale.
Infine, da due anni ormai siamo presenti in alcune scuole superiori, come il polo scientifico e tecnologico dell’Istituto Galileo Galilei di Roma, per il quale abbiamo attivato dei corsi di alternanza scuola lavoro PCTO dedicati alla programmazione, al game design e alla grafica 3d, che costituiscono l’offerta formativa di AIV, alla quale da quest’anno abbiamo aggiunto anche il corso di Musica per videogiochi, cinema e televisione.

Scuola e cultura vanno da sempre di pari passo. La ricostruzione tramite realtà virtuale dei principali luoghi storici come migliorerebbe l’esperienza di apprendimento dei ragazzi? Partendo dalla digitalizzazione della cultura si può finalmente iniziare a parlare di una vera e propria “rivoluzione digitale” all’interno del nostro sistema scolastico? Se sì, da cosa bisogna partire?
E’ proprio quello che stiamo facendo da alcuni anni, partendo dai percorsi di alternanza scuola lavoro PCTO fino ad arrivare ai moduli di didattica immersiva.
La rivoluzione digitale è già in atto e finalmente sta arrivando anche nelle scuole che grazie alle nuove tecnologie digitali possono raggiungere traguardi fino ad oggi impensati.
E’ fondamentale che le istituzioni e i dirigenti scolastici siano resi in grado di recepire e comprendere il valore aggiunto che l’utilizzo di strumenti e nuove tecnologie, quali il VR e i simulatori, possono dare alla formazione e all’apprendimento dei ragazzi, che in questo modo vivono in prima persona ciò che stanno imparando, conservandone meglio il ricordo e le informazioni.
AIV proprio per le scuole ha creato “Level Up School”, la versione dedicata alle scuole del Level Up Rome Developer Conference, l’evento organizzato interamente da AIV e che dal 2018 raccoglie oltre 50 fra i maggiori professionisti provenienti da studi di sviluppo italiani ed internazionali, che si riuniscono a Roma per tenere talk, workshop e lectio magistralis sui temi più attuali e innovativi legati allo sviluppo dei videogiochi.
Abbiamo deciso di dedicare l’edizione 2020 agli studenti delle scuole superiori, che con l’emergenza sanitaria legata alla diffusione del Covid-19 sono rimasti a casa per alcuni mesi e stanno seguendo le lezioni da remoto, non senza disagi legati all’apprendimento e alla fruizione dei contenuti didattici.
Il divario tecnologico che alcune zone d’Italia registrano è stato ulteriormente evidenziato da questa situazione ed è quanto mai necessario attivare e promuovere iniziative che favoriscano la diffusione di tecnologie e strumenti digitali in tutto il Paese, per garantire a tutti le stesse possibilità.
Uno degli obiettivi del Level Up School è proprio la divulgazione delle conoscenze più attuali e innovative delle scienze e tecnologie dell’interattività, contribuendo allo sviluppo della cultura del digitale attraverso un’avvincente maratona di 3 giorni con format di orientamento al lavoro, laboratori dedicati a Realtà Virtuale, simulazioni e retrogaming.

L’idea del fondo per la cultura con cui poter finanziare investimenti, progetti di fruizione e di digitalizzazione (fondo pubblico che possa raccogliere anche risorse private). Che ne pensa?
Penso che sia un primo passo importante, al quale devono fare seguito ulteriori iniziative del Governo e delle istituzioni, volte a sviluppare e promuovere una cultura digitale, che possa portare il nostro Paese al livello di altri partner europei, diventando così competitivo e capace di contribuire a sostenere la crescita dell’occupazione nell’ambito delle nuove professioni e arricchire i percorsi formativi con competenze in grado di rispondere alla volatilità delle professioni indotta dal quadro tecnologico in continua evoluzione.
L’Accademia è ovviamente a disposizione per collaborare con le istituzioni e gli enti di formazione, ricerca e sviluppo, per garantire a tutti i ragazzi la possibilità di acquisire competenze trasversali e innovative, in linea con le espansioni tecnologiche e del mercato del lavoro.


Intervista di Rossella D’Alessandro pubblicata su Il Giorno Dopo