Raramente, nella storia dell’uomo, abbiamo raggiunto un livello di rigidità delle idee così ottuso come oggi, il che mostra che l’idea che l’umanità cresca e si sviluppi continuamente e su una linea retta, cumulando virtù, è una colossale sciocchezza. Guardatevi intorno. Se continuiamo così, a un certo punto incendiare libri e abbattere statue ci apparrà giusto. E non riesco a credere di dover dir questo: sta già succedendo. Le persone stanno abbattendo statue e creando liste di film proibiti. Succede adesso. E quelli che lo fanno dicono di essere i giusti. Succede sempre così. In tutte le fazioni uguale appare il convincimento profondo di avere ragione: è questa la cosa che mi spaventa di più. Per un uomo di conoscenza, infatti, sono proprio le convinzioni a rappresentare la più pericolosa deriva.

Stiamo diventando incapaci di dubitare di noi stessi a tal punto che finiamo con il ritenere corretto abbattere cultura. Crediamo che così facendo le cose cambieranno. Che cazzata. Ma se sono secoli che gli uomini abbattono le statue. A questi grandi rivoluzionari di cartone vorrei dire: non siete diversi da quelli che vi hanno preceduto. Non siete migliori. Siete al massimo peggiori. E banali. Siete una ripetizione che si crede originale.

Siamo tutti colpevoli di star costruendo un mondo ipocrita, così politicamente corretto da essere sempre più schifosamente falso, sempre più ingiusto per essere giusto. Prima decidiamo cosa è giusto e cosa è sbagliato, poi isoliamo le cose dal loro contesto, infine la punizione salvatrice: capri espiatori, statue abbattute, ingiunzioni di vergogna sociale, dita puntate, disgusto. In una parola: ipocrisia.

D’accordo, l’ingiustizia è ingiusta, ma noi stiamo riuscendo a rendere ingiusta persino la giustizia. E facciamo questo schifo perché crediamo fermamente di avere ragione, ed è questo il vero problema. La rigidità delle nostre idee. Non c’è nulla di peggiore, nulla di più pericoloso.

Che tale rigidità sia posta al servizio di un ideale di maggiore libertà e tolleranza della diversità mi spaventa ancora di più. A chi ha orecchie dico: difendete la vostra libertà da queste idee di apparente giustizia. La diversità, cioè essere se stessi, diventerà l’unico vero atto di ribellione possibile, e sarà pagato caro. Sta già succedendo.

Punizione della diversità, coagulazione della mediocrità, proibizione della varietà. Il mondo che ci attende, se non cambiamo strada, è l’epoca della paura, in cui ogni uomo e donna vivrà nel terrore di fare qualcosa, di pensare qualcosa, di dire qualcosa che possa essere percepito sotto una cattiva luce. E ci saranno sempre più capri espiatori. Cadaveri di identità umane fuse nell’acciaio delle fondamenta della civiltà che andate sognando. Sta già succedendo, e molti sono già caduti sotto l’ingiustizia ineguale di quella ghigliottina. Perché se l’ingiustizia è ingiusta, non c’è nulla di più terribile di una giustizia che diventa ingiusta, per perseguire un’idea rigida.

Stiamo creando una nuova buon costume, le cui guardie hanno il volto dell’ignoranza e della stupidità che ognuno di noi in parte rappresenta, lo specchio dei nostri interessi, delle nostre bugie e ipocrisie. Siamo diventati il veleno di noi stessi che non ci può più curare. Ci stiamo lasciando andare alla nostra mostruosità.  E guarderemo la nostra pelle umana, quando sarà troppo tardi per tornare indietro, ma troppo presto per non pentirsene.

 

Gli esseri umani avranno sempre più paura dell’altro, paura di esprimersi, paura infine di pensare. I bambini cresceranno imparando che non devono percepire, sentire e pensare ma imparare come percepire e pensare, aderendo a ciò che è ritenuto giusto. Comportandosi bene. Senza possibilità di sbagliare. Mai. La loro vita emotiva e mentale diventerà sempre più segreta. Impareranno a essere sordi a se stessi, per comportarsi “bene”. Ma quel bene è il vero male.

Ci saranno dei picchi di sofferenza umana silenziosa e l’umanità si abituerà a sentire il suono continuo come di tante piccole bolle di milioni di psicopatologie che imploderanno dentro gli esseri umani, e poi fuori come vetri rotti taglienti. Ferite su ferite. E fiotti di sangue dritti in gola. E giù nell’intestino, da scaricare nei nostri bagni con le porte chiuse, guardando il nostro sangue come si guarda nello specchio, guardando con orrore, e ispezionando senza pace, la ferità della nostra libertà.

Se chiudete gli occhi, ed ascoltate bene, scoprirete che quel suono c’è già. È adesso, e adesso, e adesso. Se sentite bene. È lì come il grande mare con il suo infinito suono. Non lo senti finché non ci fai caso. Quando ci fai caso ti sembra un suono morbido. Ma se ascolti ancora meglio scopri che quel suono sovrasta tutti gli altri. Sono uomini che annegano sbattuti dalle onde sulle scogliere di chi decide cosa è reale e cosa non lo è, cosa bisogna dire e cosa no, cosa bisogna mangiare e cosa no.

E si andrà avanti così, in una burocrazia della morale - che promulga la nuova regola alla quale aderire, l’ultima circolare su come bisogna pensare e percepire. La follia diventerà libertà e la libertà follia: essere pazzi, per continuare a vivere.

Le persone si conosceranno sempre di meno, si stupiranno sempre di meno, e aderiranno talmente bene ai codici della nuova buon costume che nessuno riuscirà a capire che tipo di carne si nasconde - ormai dimentica di se stessa - sotto quel costume che inizieremo a chiamare pelle (e ci saranno, si, nuove minoranze che si raggrupperanno e si ribelleranno, perché ogni circuito ha i suoi sistemi di autocorrezione: credo di stare parlando a loro). L’ultima pandemia ha acuito ulteriormente questo meccanismo terribile.

Questa è davvero l’epoca della paura. E se oggi impugno la penna e mi permetto di scrivere - cioè di dire per sempre - che state sbagliando, è per un motivo molto semplice: non può esistere una dittatura della libertà umana che non sia un’altra dittatura senza libertà.

Ribellatevi: siate voi stessi.

 

Questo scritto è basato sul “Manifesto per la libertà di Francesco Zurlo”.

Per una scelta di stile, il manifesto appare in diversi spazi in versioni diverse. Tutte le versioni, nelle loro variazioni, sono originali.

 

 

 

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