Non è una questione di parole da usare, se “hard” o “soft”. Non è una questione di opportunità politica, se uscire prima o dopo. Non è una questione di consenso ne tanto meno ci si può chiedere se gli inglesi abbiamo cambiato o no idea. Il percorso di uscita dalla Gran Bretagna dall’Unione Europea ormai è solo questione di tempo e, soprattutto, di modalità. Si, ed a proposito di modalità tutto lascia pensare che il passaggio non sarà assolutamente “soft”. Anzi. Proprio su questo, e su quale possa essere l’impatto di questo avvenimento sul mercato delle imprese italiane, è stato elaborato uno studio da Duff & Phelps, la società di servizi finanziari con esperienza in valutazioni complesse. Lo studio è stato realizzato analizzando i dati sulle esportazioni italiane verso il Regno Unito rispetto a diversi settori merceologici, che sono ammontate a oltre 23 miliardi di Euro nel 2017, in crescita del 3,4% rispetto all’anno precedente.

Considerando l’export dei singoli settori fornita dall’Istat e i dazi medi applicabili a ciascun settore in base alle tariffe Mfn, in caso di Hard Brexit l’ammontare dei dazi sulle merci italiane esportate nel Regno Unito sarebbe pari a quasi 1,3 miliardi di Euro, per effetto di un dazio medio tra tutti i settori di circa il 5%, che potrebbe tradursi nel caso di un’elasticità unitaria della domanda in una riduzione di pari ammontare dell’export italiano annuo verso il Regno Unito. Secondo l’analisi di Duff & Phelps, al fine di stimare correttamente l’impatto di medio termine di una Hard Brexit, bisogna però considerare anche l’impatto delle barriere non tariffarie (Non-Tariff barriers, NTB), ossia barriere commerciali che limitano le importazioni o le esportazioni di beni o servizi attraverso meccanismi diversi dalla semplice imposizione di tariffe, quali quote di importazione, sussidi, ritardi doganali, ostacoli tecnici o altri meccanismi che impediscono o ostacolano gli scambi. L’ammontare dell’export dell’Italia verso il Regno Unito nel medio termine potrebbe ridursi, nello scenario peggiore, addirittura di un importo compreso tra un terzo e la metà, per un valore compreso tra circa 7,5 e circa 11 miliardi di Euro annui.

Considerando questa analisi e stimando che l’export italiano verso il la Gran Bretagna generi un valore per le aziende italiane pari a circa 22,4 miliardi di Euro, Duff & Phelps ha messo in luce che nello scenario di Hard Brexit, tale valore aziendale potrebbe scendere fino a circa 21,3 miliardi di Euro nel breve periodo (- 1,1 miliardi di Euro circa) e, nel medio periodo, fino a circa 13,5 miliardi di Euro (- 8,9 miliardi di Euro circa). Considerando che la capitalizzazione delle società italiane quotate al mercato telematico azionario (MTA) di Borsa Italiana, escluse le 40 società maggiori appartenenti all’indice FTSE MIB, ammonta a circa 120 miliardi di Euro, per un totale di circa 200 aziende, tale perdita di valore aziendale corrisponderebbe alla perdita di quasi 2 società quotate nel breve periodo e fino a quasi 15 società quotate nello scenario peggiore nel medio periodo.