La coperta è corta. Ma Londra la tira lo stesso. Stephen Barclay, ministro UK per la Brexit, è stato chiaro. "Il governo britannico e' stato costretto a chiedere a Bruxelles un altro rinvio della Brexit per colpa del rifiuto del Parlamento di ratificare finora un accordo di divorzio, ma comunque resta impegnato a far uscire il Regno dall'Ue alla prima opportunita' possibile", ha dichiarato alla BBC. Per poi aggiungere: "Non voglio un'estensione lunga e il primo ministro May non vuole un'estensione lunga, ed e' per questo che oggi chiediamo una proroga al 30 giugno in modo da poter lasciare l'Ue il prima possibile". L'intento è chiaro: scaricare sul Parlamento di Londra (e non sul governo May) le responsabilità dell'impasse attuale che mette distanza tra Londra e Bruxelles.
Intanto le elezioni europee si avvicinano. Londra vi prenderà parte con la possibilità di annullare l'esito del voto in caso di uscita? Non solo. Milioni di cittadini britannici chiedono un nuovo referendum. Ma per ora non sono stati ascoltati. E Bruxelles? Potrebbe forzare Londra a decidere entro fine anno. Con l'Europarlamento in piena attività e gli europarlamentari britannici già operativi nelle Commissioni. Intanto le diplomazie sono al lavoro. Nel giorno del vertice straordinario su Brexit fonti diplomatiche francesi precisano che "le elezioni europee non sono un elemento accessorio, ma parte fondamentale del nostro futuro. Chiediamo alla Gran Bretagna qual è il significato della loro partecipazione alle elezioni. Serve un chiarimento politico, perché Londra deve garantire il buon funzionamento dell'Unione europea. Più il rinvio sarà lungo più le condizioni di un accordo saranno stringenti". E l'Italia? Al Consiglio europeo straordinario l'Italia non si opporrà alla richiesta del Regno Unito di una proroga della Brexit. Lo ha reso noto l'ambasciatore italiano a Londra, Raffaele Trombetta. Che ha aggiunto: "Italia e Consiglio Ue saranno guidati da due principi: garantire che non ci sarà un'uscita disordinata e salvaguardare il funzionamento delle Istituzioni Ue. "Aiuteremo a trovare una soluzione che segua questi principi", ammonendo che un divorzio non negoziato sarebbe l'opzione peggiore per la Ue, per il Regno Unito e per l'Italia.