Da esempio negativo a caso di scuola: l’Italia è stata promossa dal Nanny State Index 2019, la classifica dei Paesi UE che si distinguono per un approccio più o meno paternalistico circa la tassazione, la regolamentazione e la libertà di scelta su specifici beni di consumo, tra cui proprio le e-cig. Tra i principali motivi che hanno determinato il successo di quest’anno, c’è l’abbattimento del peso fiscale sul settore delle sigarette elettroniche deciso in occasione dell’ultima legge di bilancio. Un provvedimento che ha permesso al nostro Paese di risalire le posizioni del ranking e scrollarsi di dosso l’immagine di nazione paternalistica in tema di vaping.

“Dopo anni di risultati negativi, finalmente l’Italia ha invertito la rotta attraverso una riduzione del peso fiscale superiore all’80%” ha detto Umberto Roccatti, Presidente di Anafe Confindustria. “Si tratta di un risultato fondamentale perché meno tasse sulle e-cig vuol dire più libertà di impresa, più occupazione e promozione di un prodotto a rischio ridotto che rappresenta una delle più valide alternative alle sigarette tradizionali e, quindi, uno strumento formidabile per la lotta alle malattie fumo correlate. Non è un caso se la comunità scientifica, a cominciare dalle autorità sanitarie del Regno Unito, abbiano affermato che le e-cig sono del 95% meno dannose rispetto alle sigarette tradizionali”.

Nel ripercorrere le tappe della regolamentazione in italia, il documento ricorda come il settore del vaping sia stato sotto attacco fin dal 2014, quando il nostro Paese è stato il primo dell'UE ad applicare  la più alta tassazione sui liquidi delle sigarette elettroniche. Una condizione che, di fatto, ha estremamente limitato il settore del fumo elettronico italiano, oltre a ridurre il numero dei fumatori che hanno scelto le e-cig. Quest'anno, i risultati del rapporto mostrano una vera e propria inversione di tendenza con l'Italia in recupero di ben 6 posizioni rispetto al 2017, proprio grazie alla riduzione del peso fiscale che gravava sul settore del fumo elettronico. In conclusione, il documento spiega come l'adozione di politiche coercitive da parte degli Stati generi spesso l'effetto opposto di quello desiderato, con un aumento delle spese e dei costi sociali, che coinvolgono perlopiù la fascia più povera della popolazione e il rischio di alimentare il mercato nero parallelo. 

 

Nicolò Marcon