Ieri, mercoledì 31 luglio, il Viceministro allo Sviluppo Economico, Dario Galli, è stato audito presso la Commissione Attività produttive della Camera in merito al Piano strategico nazionale anticontraffazione 2018-2020. Dario Galli, infatti, è il rappresentante di Governo (quota Lega) competente per tutto ciò che concerne la lotta alla contraffazione; in considerazione delle sue deleghe, è anche il Presidente del CNAC, il Consiglio Nazionale Anticontraffazione, organismo interministeriale con funzioni di indirizzo, impulso e coordinamento strategico delle iniziative in materia di lotta alla contraffazione. Il Viceministro, nel corso della sua audizione, ha esposto i contenuti del Piano strategico 2018-2020. In particolare, si parte dai dati: il commercio mondiale di prodotti contraffatti vale 460 miliardi di euro; secondo un recente studio Euipo-Ocse nel 2016 il commercio di merci contraffatte rappresenta il 3,3% del commercio mondiale e risulta in aumento rispetto alle rilevazioni del 2013. In Unione europea, le importazioni di merci contraffatte costituiscono circa il 7% di tutte le importazioni, per un valore di circa 120 miliardi di euro.

Il nostro Paese è il terzo paese, dopo gli Stati Uniti e la Francia, i cui prodotti sono oggetto di contraffazione. Sempre secondo l'Ocse, il valore delle importazioni di prodotti contraffatti in Italia nel 2016 ha raggiunto i 12,4 miliardi di euro, pari al 4% delle importazioni di beni originali. Il volume delle mancate vendite per le imprese italiane a causa della contraffazione ammonta a 31,9 miliardi di euro, di cui 7,9 miliardi dovuti all'introduzione illegale in Italia di 'fake goods', e 24 miliardi - il 3,2% delle vendite complessive - dovuti alla violazione dei diritti di proprietà industriale italiani nell'ambito del commercio mondiale La maggior parte dell’incidenza del fenomeno pesa su settori quali abbigliamento e calzature; meno sui prodotti elettronici e su quelli alimentari. Ma al di la del settore, quello che accomuna i prodotti contraffatti è la falsa indicazione dell’origine. Il cd. italian sounding è ancora lo strumento principale attraverso cui attrarre clientela. In Italia, la produzione di beni contraffatti avviene soprattutto a Prato, a Firenze e a Napoli; mentre la maggior parte della merce che viola i principi di proprietà industriale arriva dalla Cina, da Hong Kong e dalla Turchia.

Alla luce di tale quadro (disastroso), il CNAC ha definito 5 sfide verso cui indirizzare le proprie azioni: in primis vi è il contrasto della contraffazione online; a seguire, vi è la sistematizzazione della normativa, il rafforzamento dei presidi territoriali ed enforcement, la Tutela dei marchi e delle indicazioni sui mercati esteri e, infine, le attività di sensibilizzazione. In particolare, in merito al primo punto, il Viceministro ha affermato che si è tenuta, lo scorso giugno, presso il Consiglio, l’audizione delle principali piattaforme online (Alibaba, Amazon ed Ebay). Oggetto dell’audizione è stato analizzare le problematiche connesse alla commercializzazione online di prodotti contraffatti e valutare misure di prevenzione e di contrasto. Infine, il Viceministro ha lanciato anche due proposte di modifica normativa, finalizzate a inasprire il quadro attuale di pene: daspo urbano per i venditori ambulanti di prodotti contraffatti e perdita di benefici come il reddito di cittadinanza o l'indennità di disoccupazione per chi commercia o anche acquista consapevolmente i falsi. Galli ha infatti affermato che il CNAC “sta esaminando proposte normative orientate al colpire gli introiti (…) La nostra idea è quella di mettere il Parlamento entro breve tempo nella condizione di legiferare su nuove fattispecie”.

 

Fabiana Nacci