Smart Nation Italia? Forse ci siamo. Almeno i primi passi sono compiuti, pur con una crisi politica in mezzo a generare incertezza e a disturbare la visibilità sui mesi a venire, ma con alcune importanti novità – anche nella stessa squadra del nuovo governo Conte che ha riportato in scena il Ministro dell’Innovazione. Partiamo proprio da qui: a ricoprire il ruolo di Ministro dell’Innovazione è Paola Pisano, la “signora dei droni”, docente di gestione dell’innovazione all’Università di Torino, vera esperta del settore. Non solo. Con un decreto pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 27 agosto, l’Italia ha istituito il primo dipartimento per la trasformazione digitale che dipende direttamente da Palazzo Chigi e che sarà operativo a partire da gennaio. Segnali forti, a cui auspichiamo si dia un seguito concreto.

Intanto, appena prima della crisi di governo, aveva visto la luce il Fondo Nazionale Innovazione, con una dotazione iniziale di 1 miliardo di euro e con la promessa di operare come fondo dei fondi e attraverso investimenti diretti in startup e PMI innovative. Annunciato in pompa magna a marzo dall’ex titolare del Mise Luigi Di Maio, era ampiamente atteso – già in giugno – dal Venture Capital italiano come potenziale boost per un comparto che ha trovato una sua traiettoria di crescita, ma che deve ancora raggiungere i livelli del contesto internazionale ed europeo. Il via ufficiale è avvenuto con la cessione da parte di Invitalia a Cassa Depositi e Prestiti della partecipazione del 70% del capitale di risparmio Invitalia Ventures SGR. Il Fondo è infatti il veicolo Invitalia-CDP che farà da perno della politica industriale in ambito startup e innovazione.

In termini di dotazione al Fondo, verranno conferiti i 110 milioni di risorse dirette stanziate in manovra, i 400 milioni di risorse già esistenti e provenienti da Invitalia Ventures (che è stata acquisita da CDP per il 70% proprio in marzo, prima dell’annuncio ufficiale da parte di Di Maio) e i 500 milioni di investimenti in VC che la CDP verserà nel nuovo veicolo. Sarà dunque CDP a fare da cabina di regia con “l’obiettivo di riunire e moltiplicare risorse pubbliche e private dedicate al tema strategico dell’innovazione”. Il Fondo Nazionale Innovazione sarà un soggetto multifondo che opererà esclusivamente attraverso metodologie di Venture Capital, che il governo stesso definisce “lo strumento finanziario elettivo per investimenti diretti o indiretti allo scopo di acquisire minoranze qualificate del capitale di startup, scaleup e PMI innovative. Gli investimenti sono effettuati dai singoli Fondi del FNI in modo selettivo, in conformità con le migliori pratiche del settore, in funzione della capacità di generare impatto e valore sia per l’investimento sia per l’economia nazionale. La selettività, flessibilità e rapidità degli investimenti sono gli elementi che consentono al VC la natura di strumento chiave di mercato per lo sviluppo dell’innovazione”. Insomma, la strada sarebbe quella giusta – la stessa che ha consentito alla Francia, come abbiamo raccontato qui, di diventare la patria del VC nell’Europa continentale, superando la Germania.

Il Fondo è solo l’ultima di una serie di misure pro-innovazione dell’ex governo Conte che, anche se sullo sfondo di altre tematiche più controverse, ha fatto della modernizzazione del Paese un suo cavallo di battaglia. Tra queste, il voucher per gli innovation manager, fino a 75 milioni di euro in 3 anni per sostenere i processi di trasformazione tecnologica e digitale delle PMI e delle reti d’impresa; l’estensione anche agli investitori in PMI innovative degli sgravi fiscali al 30% già in vigore per le startup; l’obbligo per i PIR di investire il 3,5% della liquidità in fondi venture capital. Se la strada sarà questa, l’idea di dare vita a una Smart Nation potrà prendere forma.

 

 

Rossella D'Alessandro