Di fronte lo spettro di Brexit. Di cui si è già parlato molto di più di quello che si è fatto. Dall'altra l'allargamento dell'UE ai cosidetti Balcani occidentali (Albania e Macedonia del Nord in primis). Per la legge dei vasi comunicanti l'uscita di Londra dall'Unione europea dovrebbe dare a quest'ultima una spinta propulsiva notevole verso l'espansione ad Est di cui si discute ormai da anni. Non fosse altro per ragioni economiche più che politiche, per il semplice fatto che il mercato comunitario europeo soffrirebbe notevolmente a causa di una sorta di amputazione (leggi Brexit) che lo ridimensionerebbe e lo renderebbe meno competitivo a livello globale.

E invece...Invece la Francia di Macron si è messa nettamente di traverso (da sola o quasi) rispetto alla data di inizio dei negoziati di adesione di avviare per l'Albania e la Macedonia del Nord. Riuscendo di fatto a rinviarli. Uno stop & go molto indigesto soprattutto all'Italia per ragioni anzitutto di approvigionamento energetico e dunque economche, tanto che non solo il Premier Conte ma anche il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella (sempre molto misurato sul tema) hanno entrambi fatto notare che i Balcani fanno da sempre parte dell'Europa sia geograficamente che culturalmente. "Siamo convinti che il destino dell'intera regione balcanica", ha chiosato Mattarella, "non sia scindibile da quello degli altri Paesi europei, perché i Balcani sono Europa, sono parte integrante della medesima storia e della stessa civiltà".

Il pensiero di Mattarella può solo essere sottoscritto. Aggiungiamo che anche geograficamente l'espansione naturale dell'allargamento dell'Unione verso i Balcani altro non è che un ricongiungimento, visto come appaiono oggi su carta geografica i 28 Paesi membri.