Non si vive di solo pane. Anzi. La Cina e la comunita' internazionale osservano con crescente preoccupazione le ricadute della propagazione del nuovo ceppo di coronavirus sull'economia del paese asiatico, che potrebbe rallentare del quattro per cento secondo alcune stime. La Sindrome respiratoria acuta grave (Sars) che ha colpito la Cina a partire dal 2002 fornisce un'indicazione di massima circa i possibili effetti economici dell'attuale emergenza sanitaria: il nuovo virus, pero', pare propagarsi assai piu' rapidamente e ha giu' superato la Sars in Cina per numero di contagi complessivo.

Rispetto ai primi anni Duemila, inoltre, la Cina e' assai piu' integrata ai mercati globali, che dunque scontano a loro volta una maggiore esposizione alla crisi. Per arginare l'avanzata del virus, le autorita' cinesi hanno decretato la quarantena di Wuhan - citta' della Cina centrale epicentro dell'infezione - e di undici altri centri urbani del paese. Pechino, che solo questo mese aveva firmato un accordo provvisorio per attenuare le ostilita' commerciali con gli Stati Uniti, si trova a fronteggiare l'emergenza in una situazione di vulnerabilita' pregressa.Secondo un rapporto di Plenum Group citato dal quotidiano "South China Morning Post", gli effetti delle misure di contenimento dell'infezione potrebbero far rallentare la crescita cinese di quattro punti percentuali nel primo trimestre di quest'anno; la sola quarantena imposta alla provincia di Hubei, focolaio del virus, potrebbe costare alla Cina un altro punto e mezzo di prodotto interno lordo. Secondo Shao Yu, capo economista di Orient Securities Shanghai, la diffusione del virus, che interessa ormai almeno 20 grandi citta' cinesi, comportera' un "impatto negativo" difficilmente quantificabile nel lungo periodo. Lo scorso anno la Cina e' riuscita a conseguire una crescita del 6,1 per cento, a dispetto della guerra dei dazi con gli Usa. Dietro il dato complessivo si cela pero' un progressivo peggioramento dei fondamentali macroeconomici: diversi economisti temono che il coronavirus possa trasformarsi nel "cigno nero" dell'economia del Dragone. A livello locale, il danno economico e' ascrivibile anzitutto all'isolamento di Wuhan, uno tra i centri economici piu' dinamici della Cina. La citta', che conta circa undici milioni di abitanti, e' un importantissimo hub dei trasporti e della logistica al centro del paese, tanto da essere stata soprannominata "via di transito della Cina". Vale l'1,6% dell'intero PIl cinese. Secondo i dati forniti dall'amministrazione cittadina, nel 2018 Wuhan e' cresciuta sino a un volume di 224 miliardi di dollari. Oltre 300 aziende del listino Fortune 500 operavano nella citta' lo scorso anno: tra queste Microsoft, Sap e il Gruppo automobilistico francese Psa; e ancora PepsiCo, Siemens e il costruttore di automobili Peugeot Citroen, tutte costrette ad arrestare le operazioni a causa della quarantena imposta dalle autorita' cinesi a Wuhan, cosi' come ad altri undici centri urbani cinesi. L'automotive e' uno dei settori piu' rappresentativi dell'industria di Wuhan, ma negli ultimi anni la citta' ha effettuato anche poderosi investimenti tesi a conseguire lo status di hub tecnologico internazionale. Un significativo arriva anche dal turismo: lo scorso anno la citta' della Cina centrale ha accolto ben 319 milioni di turisti, che hanno generato entrate per 357 miliardi di yuan.