Sale la tensione internazionale sul cibo. E la prima commodity a dare il segnale, dopo il petrolio, è il riso.  A sole 24 ore dalla storica discesa sotto zero della quotazione dei futures sul greggio dovuta all'esaurimento dei luoghi dove riporre le scorte accumulate, arriva la notizia che i grandi produttori mondiali di riso stanno facendo mambassa di scorte del cereale più consumato al mondo, che sfama oltre 3,5 miliardi di persone. La domanda di riso è destinata ad aumentare, almeno fino al 2035. Secondo uno studio del Food and Agricultural Policy Research Institute quest'anno crescerà a 496 milioni di tonnellate (dalle 439 del 2010). Ed entro il 2035 si arriverà a superare il mezzo miliardo di tonnellate (555 milioni previsti). 

In questa situazione di mercato vale la pena ricordare che i maggiorni produttori al mondo di riso sono in Asia: India (43,2 milioni di ettari), Cina (30,35 milioni), Indonesia (12,16), Bangladesh (12), Thailandia (9,6), Vietnam (7,6), Myanmar (6,8), Filippine (4,5), Cambogia (2,9). 

In questa fase il Vietnam ha contingentato le esportazioni, bloccate di netto dal Bangladesh, mentre in India le consegne per l'estero si sono fermate a seguito delle pesanti ripercussioni del lockdown. In Thailandia, ad esempio, i prezzi del riso sono saliti al valore massimo del 2013. E secondo lo stesso International Rice Research Institute (IRRI) l'aumento dei prezzi del riso potrebbe diventare una tendenza globale a medio e lungo termine, se la pandemia Covid-19 non mostrerà segnali di serio rallentamento. Il prezzo del riso potrebbe aumentare tra il 20 e il 52% se i Paesi esportatori non riprenderanno le spedizioni. E le tensioni sul riso potrebbero essere la punta dell'iceberg di equilibri internazionali difficili mantenere su tutto il cibo.