Non lasciatevi ingannare dall'equivoco mediatico. Quando ieri sono usciti i dati di crollo dei Pil di USA e Germania forse avrete pensato: "Beh, all'Unione Europea sta andando molto meglio!". Donald Trump si era infatti svegliato leggendo -32,9% (calo del secondo trimestre 2020 su base annua), mentre Angela Merkel accendeva la Tv e notava "solo" -10,1% (stessa base di riferimento).

Beh, c'è un particolare che fa una grande differenza: il numero atteso dagli analisti, che dà il reale polso della tendenza e delle prospettive future. Mentre a Berlino era stato previsto un calo del Pil attorno al 9%, cioé di oltre un punto migliore di quello poi effettivamente registrato, a Washington la previsione era -34%, cioé più pessimista della realtà di oltre un punto percentuale.

Perciò se è vero che il calo registrato negli USA è di fatto epocale (leggi mai registrato dall'inizio delle serie storiche nel lontano 1947), lo stesso vale per quello tedesco, poiché rappresenta il dato peggiore da quando in Germania si calcolano i dati trimestrali, cioè dal 1970.

Diverso il risultato del confronto Washington-Berlino sul piano degli effetti Covid19 sui posti di lavoro. Negli USA si registrano da oltre 4 mesi oltre un milione di richieste di sussidi a settimana e il dato sta sfiorando il milione e mezzo (1,43 ieri), la disoccupazione è salita all'11,1%, in Germania i senza lavoro sono cresciuti a luglio di un flebile 0,1%, salendo a quota 2,91 milioni (55mila in più rispetto al mese prima e 635mila in più rispetto al 2019), toccando quota 6,3%.

Un passaggio sull'Italia: con l'emergenza Covid19 ad oggi nel nostro Paese sono già andati in fumo 600mila posti di lavoro (dato ISTAT relativo a giugno), ma la disoccupazione il mese scorso era all'8,8%. Teniamo a mente questo dato di partenza quando tra qualche mese (inevitabilmente) verranno sbloccati i licenziamenti. Plausibilimente superermo il livello degli USA in pochi giorni.

 

Paolo Bozzacchi

 

 

 

 

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