Dopo anni di scontri e di battaglie è arrivato un momento importante: le due storiche rivali in materia di diritti discografici Siae e Soundreef hanno trovato un accordo. "Ieri si è inaugurata una nuova epoca del diritto d'autore in Italia. Soundreef e Siae hanno deciso di autoregolamentarsi per coprire il vuoto legislativo italiano. Ma adesso tocca al governo completare il percorso di liberalizzazione del mercato". Davide D'Atri, romano di 38 anni, non nasconde la propria soddisfazione per la fine della lunga battaglia con Siae. Proprio ieri, infatti, le due società hanno deciso di seppellire l'ascia di guerra e riconoscersi reciprocamente nel libero mercato della gestione degli introiti derivanti dagli incassi del diritto d'autore. "Sono bastate sei settimane di dialogo franco per raggiungere un'intesa, e tutto è partito da una constatazione: oggi il mercato del diritto d'autore è libero e entrambi abbiamo degli interessi comuni. Li abbiamo individuati e su quelli abbiamo deciso di riconoscerci reciprocamente come operatori" ha commentato D’Atri.

La legge Italiana, su questo, non aiuta certo a trovare una sintesi o non facilita sicuramente chi cerca di fare chiarezza in materia. Ma allora cosa è cambiato oggi rispetto agli anni passati in cui la emergente Soundreef sfidava il colosso Siae? "Credo solo le persone", dice D'Atri. "In Siae oggi ci sono professionisti che hanno compreso che era il momento di un confronto con noi. Ciò che ha cambiato tutto è che Siae ora dirà con chiarezza agli utilizzatori che serve una doppia licenza, che comprenda anche Lea, la no profit che si occupa della raccolta dei diritti d'autore dei 17.400 autori italiani che hanno scelto Soundreef". Cinque anni fa, infatti, una direttiva europea aveva dato la possibilità a tutti gli artisti di affidare a qualunque società volessero la raccolta dei diritti sull'utilizzo della loro musica. Il governo italiano però ne recepì solo una parte, mantenendo di fatto il monopolio Siae in Italia, ma dando al contempo la possibilità di operare a società no profit. Soundreef per lavorare in Italia ha quindi dovuto trovare un accordo con la no profit Lea.

Le società hanno fatto la loro parte, "Ora però il governo deve liberalizzare tutto", continua D'Atri, "e consentirci di operare in Italia direttamente come Soundreef. Anche perché' la Brexit incombe e noi vogliamo tornare in Italia (oggi sono una Ltd, società londinese), come altre startup italiane qui stanno cercando di fare o hanno già fatto".

 

Rossella D'Alessandro