Una vera e propria rivoluzione nel rapporto uomo-macchina. E' l'ambizione di Neuralink, la startup che si pone l'ambizioso obiettivo di collegare cervello umano e computer.

Come? Alla base del progetto ci sono le interfacce neurali, ossia elettrodi che collegano il tessuto nervoso e permettono di scambiare impulsi con la macchina. Sui quali la fase di sperimentazione è già avviata da tempo.

Chiaramente il tema è delicato, come ha sottolineato l'associazione no profit Visionari, che auspica sul tema un dibattito più approfondito.

Del rapporto diretto cervello umano-macchina ha parlato anche Elon Musk, imprenditore sudafricano assai noto per Tesla e co-fondatore di Neuralink, dopo la dimostrazione effettuata su tre maiali ai quali è stato impiantato nel cranio un chip che invia dei segnali neurologici alla macchina.

Il magnate naturalizzato americano ha illustrato gli aspetti positivi che tale sperimentazione potrebbe apportare in relazione a numerosi disturbi riguardanti il sistema nervoso: "Un dispositivo del genere può effettivamente aiutare a curare disturbi quali perdita della memoria, perdita dell'udito, depressione e insonnia."

Un progetto improntato su questa connessione porta allo studio di tecnologie avanzate che puntano a contribuire alla cura di malattie molto impattanti e diffuse, come Alzheimer, lesioni al midollo spinale e Parkinson.

Anche lo spaccato che fornisce il vicepresidente di Visionari Rolando Roberto fa comprendere di quanto si amplierebbe la frontiera della medicina: "Potrebbe persino prevenire attacchi di cuore e ristabilire la mobilità di individui paralizzati permettendo loro di muovere le protesi attraverso la propria mente."

Potremo potenziare la biologia del nostro cervello rendendola un simbionte con una macchina? Saremo comunque noi a decidere? Fino a dove possiamo spingerci? Ci limiteremo a curare i malati o finiremo per cercare di migliorarci come già facciamo da anni con la chirurgia estetica?

 

Flavia Iannilli

 

 

 

 

 

 

photo credits: MeteoWeb