Il prossimo 27 settembre si terrà in Svizzera un referendum che rischia di di rimanere nella storia. Il titolo la dice lunga: "Per un'immigrazione moderata (iniziativa per la limitazione), promosso dall'Udc, l'Unione democratica di centro, un partito di destra e nazionalista. Berna aderisce da sempre all'accordo Ue di Schengen, che garantisce la libera circolazione dei cittadini comunitari nella Federazione. E in caso di vittoria dei sì decadrebero tutti e 7 gli accordi con l'Unione europea, non solo l'adesione al Trattato sulla libera circolazione . 

Il parallelismo con la questione dei migranti in Sicilia e soprattutto con la Brexit viene spontaneo, anche se la Svizzera non è mai stato uno Stato membro dell'Ue, e gestisce in piena autonomia le politiche migratorie interne. La posizione geografica e la convenienza economica ha anche sempre spinto gli Elvetici ad avere buoni rapporti con l'Unione europea, che di fatto garantisce a Berna molta della manodopera qualificata di cui ha bisogno, data la popolazione non troppo giovane e la costante crescita dei servizi offerti dal Paese alpino.

Mentre San Marino sta facendo passi importanti di avvicinamento all'Ue (ne abbiamo scritto qui), la Svizzera va dunque alle urne in un momento assai delicato e corre il rischio di allontanarsene, generando conseguenze sulle quali riflettere. I sondaggi da questo punto di vista al momento non sono preoccupanti. Le rilevazioni più recenti dell'istituto di ricerca Gfs.Bern per conto della Tv SRG SSR danno il "No" al referendum sul Suissexit al 61%, con solo i 35% diìegli interpellati intenzionato a votare "Sì". Ma l'effetto emergenza Covid19 potrebbe minare facili proostici, visto che in queste settimane di deciso rialzo dei contagi la paura sta nuovamente prendendo il sopravvento, e potrebbe forzare la mano degli Elvetici nelle cabine elettorali.

Non c'è solo Schengen in ballo, ma anche altri 6 accordi bilaterali Svizzera-Unione Europea, tutti dal profilo molto economico. Le esportazioni svizzere sono destinate per oltre il 50% all'Unione europea, e dall'Ue arriva oltre il 60% delle importazioni. Cancellare gli accordi bilaterali creerebbe, oltre che un problema immediato di reperimento di manodopera, anche un danno economico diretto al Paese. Intanto i contagi da Covid19 nel Paese alpino hanno superato quota 40mila, e i decessi oltre 1700. 

Per il "No" al referendum si sono mobilitati sia il Governo sia il Parlamento svizzero. Il Consiglio federale ha fatto sapere che "l'iniziativa chiede la fine della libera circolazione delle persone con l'Ue e la sua accettazone avrebbe conseguenze gravi per i posti di lavoro e la prosperità del nostro Paese". A rischio sarebbero di fatto il diritto di soggiorno dei cittadini comunitari in Svizzera, le prestazioni sociali (tra cui quelle sanitarie) e persino i ricongiungimenti familiari. 

 

Paolo Bozzacchi

 

 

 

photo credits: Tribune de Geneve