Nel caso in cui, dopo le prossime elezioni, il Paese si ritrovasse senza una maggioranza in grado di governare la soluzione più corretta sarebbe una permanenza di Gentiloni al governo. Lo ha affermato Silvio Berlusconi alla presentazione del nuovo libro di Bruno Vespa "Soli al comando" in risposta a una domanda su cosa a suo avviso sarebbe opportuno fare in caso di stallo dopo il prossimo appuntamento elettorale.  “Mantenere Gentiloni al governo - ha spiegato - servirebbe a consentire alle forze politiche una campagna elettorale non brevissima, di almeno tre mesi, e poi di tornare nuovamente al voto”. Berlusconi ha escluso la possibilità di una grande coalizione con il Pd: "La sinistra - ha spiegato - è ancora troppo di sinistra per poter avere un rapporto di collaborazione con la destra democratica". E ha aggiunto: "Non penso che ci sia alcuna possibilità di una non vittoria del Centrodestra". Le dichiarazioni del Cavaliere non scuotono il Partito democratico che reputa l’uscita dell’ex premier “un mix tra provocazione e tattica”.

Tra i partiti intanto cresce sempre più la convinzione che le prossime elezioni saranno indette il prossimo 4 marzo anche se, si precisa a più livelli, non si è sancita in alcuna sede l'intesa tra forze politiche e Quirinale. Mattarella dovrebbe sciogliere le Camere il 28 dicembre dopo la conferenza di fine anno del premier Gentiloni. Convince tutti l'accelerazione sulla fine della legislatura: votare nella prima delle date disponibili è un modo sia per accorciare la campagna elettorale che spesso scade in toni da rissa sia per guadagnare tempo nella fase successiva nel caso in cui non uscisse una maggioranza certa per governare. Ancora dubbi invece sulla possibilità di accorpare le elezioni politiche con le regionali in posti cruciali come Lombardia, Lazio, Friuli Venezia Giulia e Molise, il cosiddetto Election Day tanto invocato dalla destra e sul quale il Quirinale è orientato a lasciare la decisione al governo.

Il Colle non delegherà invece alcuna decisione in merito alla formazione del nuovo governo dopo l’esito della tornata elettorale della prossima primavera. Sarà proprio il capo dello Stato il vero protagonista, anche indirettamente, di questi mesi di campagna elettorale. Secondo Fabrizio D’Esposito (Il Fatto Quotidiano), però, l’atteggiamento di Mattarella sarà profondamente differente rispetto a quello del suo predecessore, Giorgio Napolitano che si è mostrato più interventista, perché spinto dalla convinzione che il governo del Paese si basasse sulla classica regola dell’ "obiettivo che giustifica i mezzi". Il Quirinale ribadisce che si seguirà la prassi come a voler “ricordare la vocazione di arbitro, convinto assertore della democrazia parlamentare” che compete a figure come il presidente della Repubblica. Mattarella quindi non si intrometterà nella contesa, e qualora dovesse verificarsi uno stallo consulterà i partiti, scegliendo la soluzione più idonea per il Paese: mandato esplorativo a Di Maio o a Tajani per un governo di large intese, o, come ultima dolorosa ipotesi, seconda tornata elettorale a giugno.