In fatto di percezione, il nostro paese perde la bussola. Secondo quanto emerso da uno studio condotto da Bobby Duffy, il direttore della sezione inglese dell’istituto di ricerca Ipsos e riportato da TPI in un recente articolo, gli italiani hanno una percezione distorta della realtà che li circonda: dal tasso di disoccupazione al numero degli omicidi, ai dati sull'immigrazione fino all'incidenza del diabete. La ricerca ha preso in analisi un campione di oltre 50 mila interviste realizzate negli ultimi cinque anni in 13 Stati. Un’analisi che serve a comprendere l’era in cui viviamo, dove tutto è alterato nella nostra percezione: “Ci sbagliamo quasi su tutto” scrive l’esperto. “I risultati della ricerca rendono l’idea della gravità di almeno due piaghe della nostra società ben note e quanto mai allarmanti”, ha commentato Nando Pagnoncelli, presidente di Ipsos Italia. 

“Da un lato il livello d’istruzione troppo basso, con quel 16,3 per cento di laureati sulla forza lavoro che continua a condannarci al fondo del ranking Ue; dall’altro la moderna dieta mediatica in cui primeggia, accanto alla Tv, l’informazione “fai-da-te” su Internet e sui social media”.  Gli Usa sono al secondo posto nella classifica dei Paesi che sanno meno di sé: gli americani per esempio sono convinti che il 17 per cento della loro popolazione sia di religione musulmana, quando in realtà i seguaci dell’Islam sono solo l’1 per cento. Viviamo nell’era della dispersione, dove l’informazione è frammentata e fruita principalmente sui social. Gli utenti privilegiano e condividono le notizie che confermano le loro idee. I fatti sono mescolati e rimpastati dentro il pentolone delle opinioni e delle fake news. E la politica cavalca quest’onda.