Accordo trovato, almeno sulla carta perché il giudizio definitivo arriverà solo a gennaio. Questa soluzione dovrebbe scongiurare la procedura della commissione europea nei confronti dell’Italia per eccessivo debito. Ovviamente per arrivare a questo punto, il governo italiano ha dovuto cedere su diversi punti: la legge di bilancio, infatti, prevede tagli, risorse congelate, nuove tasse e un ridimensionamento delle misure cardine. Il conto da pagare è di 10miliardi, subito. Non solo. Bruxelles ha preteso e ottenuto un controllo sul cantiere italiano anche per il triennio 2020-2022 addirittura raddoppiando il valore delle cosiddette clausole di salvaguardia sull'Iva: se non si troveranno coperture alternative, vanno tirati fuori 23 miliardi tra due anni, aumentando l'imposta. Una stangata che nel 2021 e nel 2022 potrebbe arrivare addirittura a quasi 29 miliardi per ciascun anno.

Ma come si è arrivati a questa soluzione? Tagliando. Bruxelles ha indicato tagli di 4 miliardi sul fronte degli investimenti. Il Fondo per l'utilizzo dei fondi europei per il dissesto sarà tagliato di 700 milioni anche se il governo ha ottenuto una flessibilità sul tema per il crollo del ponte Morandi e per le alluvioni mentre la quota nazionale per il finanziamento delle politiche comunitarie sarà decurtato di 800 milioni. La mannaia impatterà anche su Ferrovie dello Stato: il prossimo anno i progetti previsti dovranno fare a meno di 600 milioni. Pagherà il conto salato della resa anche il Fondo per lo sviluppo e la coesione territoriale: 800 milioni in meno. Altri 75 milioni saranno sottratti al Fondo per lo sviluppo del capitale immateriale, produttività e competitività. Pacchetto pensioni: da quelle d'oro, sopra i 100mila euro, si prenderanno 76 milioni mentre il taglio per tre anni dell'adeguamento delle pensioni oltre i 1.522 euro al mese (tre volte il minimo) garantiranno un incasso di 253 milioni.

Poi c’è il capitolo relativo alle nuove tasse. Agli introiti che arriveranno dai tagli vanno aggiunte le risorse provenienti da nuove tasse. Sarà introdotta la web tax, cioè una tassa a carico dei colossi di Internet: si prevede di incassare così 150 milioni. Un sacrificio maggiore, rispetto a quello previsto fino ad oggi, sarà richiesto al settore dei giochi: il gettito che il governo spera di incassare è stimato in 450 milioni. Anche i cavalli di battaglia di questo governo dovranno cedere qualcosa: Reddito di cittadinanza e quota 100 prosciugati di 4,6 miliardi. Le due misure care a Luigi Di Maio e Matteo Salvini dovranno cedere rispettivamente 2,7 miliardi e 1,9 miliardi rispetto a quanto previsto inizialmente. Le risorse per il reddito scendono così da 9,1 miliardi (inclusi i soldi per il restyling dei centri per l'impiego) a 7,1 miliardi, mentre per gli anticipi pensionistici con 62 anni di età e 38 anni di contributi la spesa prevista per il 2019 calerà da 6,7 miliardi a 4 miliardi.

E infine la ripercussione di tutto questo sull’IVA e sul PIL. Il governo ora dovrà fare i conti con un impegno imponente, quasi proibitivo, pari rispettivamente a 23 miliardi nel 2020 e a circa 29 miliardi nel 2021 e nel 2022. Sono soldi che andranno trovati: se non si riuscirà a farlo ecco che scatteranno gli aumenti dell'Iva proprio perché quel gettito va comunque garantito. Nello specifico l'aliquota ridotta del 10% passerebbe al 13% a partire dal 2020, mentre quella ordinaria, oggi al 22%, salirebbe al 25,2% nel 2020 e a 26,5% nel 2021. Radicalmente stravolta anche la stima per il Pil: da +1,5% a +1% nel 2019. Fine della teoria della crescita ipertrofica - sostenuta dal governo da settembre a oggi - che doveva abbattere deficit e debito. L'esecutivo ridimensiona i sogni di gloria sulla crescita, ora allineata a quel valore - l'1% appunto - stimato dai principali enti e organizzazioni nazionali e internazionali. Ridimensionato quindi anche l'impatto espansivo che le misure della manovra avranno sul Pil: prima era calcolato in una misura dello 0,6%, ora scende a 0,4% per cento.