È nato. Il cosiddetto “decretone” del governo giallo-verde è stato deliberato dal consiglio dei ministri di ieri sera.All’interno ecco arrivare i tanto attesi decreti riguardanti quota100 per le pensioni ed il reddito di cittadinanza. I cavalli di battaglia dei due partiti di governo sono stati così approvati dal governo e passeranno ora al vaglio del parlamento. Dopo settimane di tensioni e di rinvii, dunque, finalmente sembra essere tornato il sereno fra le compagini della maggioranza.

Ma cosa prevedono nello specifico queste due proposte? Vediamo.

Ecco le novità in tema di pensionamento.Per i lavoratori del settore privato, la quota 100 (62 anni di età + 38 anni di contributi) prevede finestre trimestrali mobili di uscita. Per chi ha maturato i requisiti entro il 2018 la prima finestra si aprirà comunque il 1° aprile del 2019. La platea interessata è di circa 190mila lavoratori anche se il governo stima un’adesione all’85 per cento. Dal confronto realizzato dall’Ufficio parlamentare di Bilancio risulta che coloro che nel 2019 soddisfano i requisiti per usufruire di quota 100 potrebbero andare in pensione con un anticipo medio poco inferiore a 2,5 anni rispetto alla prima uscita utile che per loro si aprirebbe a normativa invariata (pensione di vecchiaia, pensione anticipata e uscita per lavoratori precoci). I beneficiari di quota 100 non potranno cumulare la pensione con redditi di lavoro fino ai 67 anni di età: il tetto è di 5 mila euro l’anno per i redditi di lavoro occasionale.  La platea di quota 100 in ambito pubblico è di oltre 156mila dipendenti (anche per loro si stima un’adesione all’85%). La prima finestra utile è fissata al 1° agosto, con un mese di ritardo rispetto alla soglia di luglio ipotizzata inizialmente. Potranno usare questa solo gli statali che avranno maturati i requisiti per quota 100 entro la data di entrata in vigore del decreto. Chi li matura dopo conseguirà il diritto alla decorrenza del trattamento dopo sei mesi. Per i lavoratori della scuola la prima possibilità di uscita è fissata al 1° settembre, in linea con l’inizio dell’anno scolastico.

Si ricorda che la misura - sia per i lavoratori privati sia per quelli pubblici - è sperimentale per il triennio 2019-2021, ma chi matura i requisiti entro il 31 dicembre 2021 potrà uscire anche dopo. Per i dipendenti pubblici che andranno in pensione, ha detto il vicepremier Matteo Salvini, «ci sarà la possibilità di avere subito il trattamento Tfs, fino a un importo di 30mila euro».

Nel pacchetto pensioni del Governo c’è anche la proroga per il 2019 di “opzione donna”: con 58 anni di età e 35 di contributi le lavoratrici (59 se autonome) potranno avere una pensione ricalcolata con il solo criterio contributivo e decorrenza posticipata di 12 mesi (18 per le autonome). Non potranno invece utilizzare la quota i lavoratori coinvolti in piani di isopensione (forme di accompagnamento alla pensione di vecchiaia o anticipata interamente a carico delle aziende con più di 15 addetti introdotte dalla legge 92/2012, si veda più avanti) che prevedono la possibilità di accordi per uscita a carico totale del datore di lavoro.

Queste invece le novità per quanto riguarda il reddito di cittadinanza. Il reddito di cittadinanza è un sussidio destinato alla fascia di popolazione che si trova sotto la soglia della povertà assoluta. Quella, definita dall'Istat, di chi può contare su meno di 780 euro al mese. In questa fascia, stranieri inclusi, si trovano circa 5 milioni di persone, e circa 1 milione e 300 mila famiglie di cui 164 mila saranno straniere. Ma come ci si arriva a questa cifra? L'importo massimo del Reddito di cittadinanza in quanto tale arriva fino a 500 euro. A questa cifra si somma un importo di 280 euro se si è titolari di un contratto di affitto o 150 se si vive in una casa di cui si sta pagando un mutuo. Solo in questo modo l'importo massimo totale può raggiungere i 780 euro perché, ad esempio, nel caso si viva in una casa di proprietà si potrà arrivare a percepire al massimo 500 euro.

Per accedere al reddito bisognerà essere cittadini italiani, europei o lungo soggiornanti e risiedere in Italia da almeno 10 anni, di cui gli ultimi due in via continuativa; un ISEE inferiore a 9.360 euro annui; patrimonio immobiliare, diverso dalla prima casa di abitazione, fino ai 30.000 euro annui; patrimonio finanziario non superiore a 6.000 euro che può arrivare fino a 20.000 per le famiglie con persone disabili. Il reddito di cittadinanza verrà versato su una apposita carta, una normale PostePay, chiamata Carta Reddito di Cittadinanza. Per farne richiesta si dovrà fare richiesta ai Caf, alle Poste, a uno sportello Inps presentando un modulo predisposto dallo stesso Inps. La richiesta potrà essere fatta anche via Internet, sul sito dedicato che sarà pronto a marzo.