La data di domenica 26 maggio è sempre più vicina e ci chiediamo se il prossimo Parlamento europeo avrà più donne rispetto al passato. Nel corso degli anni la percentuale di presenza femminile in Europa è andata sempre più crescendo, registrando quindi il cambiamento delle culture e dei costumi del Vecchio Continente. Guardando un po' ai dati, l’attuale componente femminile a Strasburgo è pari al 36,4%, una quota più alta rispetto alla media dei parlamenti nazionali e risultando, inoltre, la quota più alta a livello mondiale.

Nel corso degli ultimi anni non si ricordano figure di spicco nel Parlamento europeo che siano state di sesso femminile; eppure, 40 anni fa, nel 1979, l’Europarlamento ha eletto una donna come Presidente: Simone Veil, attivista del femminismo francese. All’epoca le donne nel Parlamento europeo erano circa il 15% del totale degli eletti e da allora la crescita femminile non si è mai arresta: si è passati infatti al 15,7% nel 1984, al 19,9 nel 1989, al 27,4% nel 1994 per poi avere un decisivo balzo in avanti nel 2004 con una percentuale di quasi il 30%, arrivato al 36,4% nel 2014. Con il voto del 26 maggio, le percentuali dovrebbero aumentare ulteriormente e questo avverrà anche in considerazione del fatto che saranno 11 (e non più 8) i Paesi europei che utilizzeranno meccanismi che assicureranno delle “quote rosa” nel Parlamento europeo.

Anche il nostro Paese rientra tra gli 11 “virtuosi”: in vista della competizione di fine maggio le liste elettorali sono state costruite seguendo il principio per cui la metà dei candidati deve essere donna. Inoltre, secondo il nuovo sistema di preferenze, la seconda e la terza preferenza non saranno considerate se le 3 preferenze indicate saranno composte tutte da persone dello stesso sesso. Su questa scia anche il Lussemburgo e la Grecia, oltre a Belgio, Francia, Spagna, Slovenia, Portogallo, Polonia, Romania, Croazia. Fino all’ultima Legislatura, i paesi che hanno eletto all’Assemblea di Strasburgo un numero considerevole di donne sono per lo più i paesi del nord Europa, come la Finlandia e l’Irlanda.

Tra i gruppi politici, invece, quelli più rosa sono i verdi e i progressisti. Con il voto del 26 maggio si auspica quindi che vi sia un cambiamento positivo anche in questo senso e che, in un futuro – seppur lontano – non ci sarà bisogno di leggi nazionali che fissino una quota o delle norme volte a garantire la presenza femminile all’interno di consessi di alto profilo istituzionale.

 

Fabiana Nacci