Spesso lo fa male chi arriva tardi. Ma oggi fa peggio chi riapre troppo presto. Il dibattito politico sulle tempistiche di riapertura delle attività nella famigerata Fase 2 annunciata per il periodo 4-18 Maggio dal Premier Giuseppe Conte sta assumendo toni surreali.

Non si fa che parlare di parrucchieri, estetisti, bar, ristoranti. La bolla comunicativa della scienza pare ormai scoppiata, dissolta. Anche questa fagocitata dalla bolla ideologica, di Italica memoria e grande attualità. Le regioni del Nord, Lombardia e Veneto in testa, che sono le più colpite dal virus, spingono per aprire prima rispetto ai tempi dettati dal Governo. Non si capisce se sospinte dal motore leghista o davvero preoccupate che riaccendendo il motore la batteria sia andata definitivamente giù per troppe imprese.

 

Matteo Salvini soffia sul fuoco delle centinaia di migliaia di Piccole e Medie Imprese e negozi fortemente impattati dal virus e con i conti economici sul filo di lana da anni, spesso schiacciati dai giganti del mercato della distribuzione e dai centri commerciali. Queste realtà sembrano pronte a trasgredire pur di riaprire le saracinesche dei capannoni e le serrande dei negozi prima possibile. Moltissimi non hanno ricevuto ancora neppure un euro, e di fatto non si fidano delle promesse di Conte e della burocrazia pubblica e delle banche.

I tempi stringono. E se l'INPS e le banche non metteranno il turbo nel distribuire rispettivamente (davvero) i 600 euro di marzo agli autonomi e i 25mila euro di prestito alle realtà commerciali la temperatura del malcontento sociale potrebbe raggiungere ben oltre i 37,5 gradi sopra i quali viene consigliato l'autoisolamento. Altro che termoscanner!