No, non è uno scioglilingua. E' la ricetta possibile individuata dalla scienza e dalla politica a livello nazionale e internazionale per sconfiggere il Covid19.

Ovviamente la ricetta è unica, ma viene poi declinata in modo differente in ogni Paese a seconda delle esigenze e opportunità sanitarie e politiche. La suggerisce l'Organizzazione Mondiale della Sanità nella sua versione T3 senza il Trust, cioé la fiducia delle persone che se trasformata in collaborazione attiva e attenzione nei comportamenti sociali può sferrare il colpo decisivo nella battaglia al virus. Ma la quarta T è di competenza della politica.

Mettiamo insieme i pezzi. La domanda delle domande sulla reale origine del virus è diventata il tema principale delle relazioni e della politica internazionale, tanto che dopo i sospetti (reiterati) sulla Cina mossi da Donald  Trump, anche il nostro Ministro degli Affari Europei, Enzo Amendola, ha invocato la creazione di una Commissione d'indagine indipendente e ribadito che "serve un'indagine sull'origine del virus".

FOCUS ITALIA

Test

"I tamponi vengano fatti entro 24 ore" ammonisce Ranieri Guerra (OMS). Che aggiunge: "I sintomi sono cambiati. Prima era una polmonite o un'infezione polmonare, oggi invece la sintomatologia clinica per cui si ricorre al tampone è più ampia". Era ora, viene da dire... "Quello che importa però", aggiungue Guerra, "è identificare i contatti oltra a una fase di diagnosi precoce". Quindi non ci sarebbe bisogno del tampone di massa. "Non è una soluzione. Vanno fatti sulla ase di un sistema di sorveglianza attivo che identifichi il positivo entro 24 ore, prima che vada in ospedale". Una mia cara amica di Parma ha potuto eseguire il tampone drive-in 14 giorni dopo aver giustamente segnalato una febbre tanto fastidiosa quanto rapida, fatta di brividi di freddo mai sentiti prima. 

Un caso unico non è esemplificativo, ma pare evidente che in Italia il tempo che passa tra i sintomi segnalati al Sistema Sanitario e la certezza di essere positivi o meno dopo il risultato del tampone sia ancora lontanissimo dalle 24 ore. Tutti i racconti di chi ci è passato apparsi sulla stampa lo confermano.

D'altronde a oggi sono stati effettuati in Italia poco oltre 2,3 milioni di tamponi, e se il tampone di massa come dice Guerra "non è la soluzione", questa non pare la velocità giusta cui procedere per essere efficaci. Dunque alla voce TEST siamo ancora deficitari.

Trace 

Trace significa tracciamento. E tracciare i positivi al Covid19 è fondamentale per arginare la possibile (probabile?) risalita della curva dei contagi italiani.

Il Governo Conte aveva fatto una scelta: utilizziamo una App facoltativa per il tracciamento. Si chiama "Immuni", ma è in netto ritardo. Il Commissario straordinario per l'emergenza sanitaria, Domenico Arcuri, ha detto che sarà pronta "a cavallo della fine del mese". Ma il nodo fondamentale è che i comportamenti per lo meno discutibili della popolazione a partire dal 4 maggio con assembramenti, proteste dei commercianti per riaperture a parer loro tardive, file interminabili ai McDonald drive-throug (i casi di Bari e Cerveteri alle porte di Roma lasciano davvero basiti) e gruppi di ragazzi nei parchi come se niente fosse, lasciano pensare che non siamo abbastanza pronti per scaricare in massa la App senza che nessuno ci forzi a farlo.

Ne tenga conto il Governo, perché altrimenti lo studio dell'Imperial College di Londra che nel suo "worst scenario" (ritorno al 40% della mobilità ante-virus) sottolinea potenziali altri 23mila morti in Italia, rischia purtroppo di diventare una dura realtà con cui fare i conti.

Dunque lato Trace, poco e male.

Treat

Non c'è dubbio che la voce Treat sia quella in cui l'Italia pare messa meglio. Siamo stati eccezionali nel riconvertire rapidamente Ospedali in Centri Covid19. Medici e infermieri hanno dato prova di eccellente professionalità. In Italia il virus è stato isolato per la prima volta. C'è stata collaborazione nel mondo scientifico per mettere a sistema tentativi di cura quanto più efficaci prima dell'arrivo del vaccino. 

C'è un solo serio rischio: abbassare la guardia. Il potenziamento delle strutture non è completato, e per disporre di un numero di letti di terapia intensiva capace di sopportare una nuova impennata della curva comporta uno sforzo immane da compiere in una fase motivazionale più bassa per medici, infermieri, tecnici e volontari. E' una nuova sfida, molto meno mediatica ma cruciale.

Trust

Trust = Fiducia. Se le prime tre "T" funzionano si innesca un circolo virtuoso di fiducia tra le persone che automaticamente collaborano di più con le Istituzioni e con le regole, applicano il distanziamento sociale in modo saggio, non esagerano nelle frequentazioni e sferrano il colpo finale affinché il virus sia presto solo un lontano ricordo. Non è vero, ma ci credo.

 

Paolo Bozzacchi