Quattro a due. Non è il risultatao di Milan-Juventus, ma la fotografia delle amministrazioni regionali che andranno al voto a settembre. Delle sei regioni a statuto ordinario (la Valle d'Aosta è esclusa da qesta analisi perché a statuto speciale), 4 sono governate dal centrosinistra e 2 dal centrodestra. Di sistemi elettorali alle prossime regionali avevamo scritto qui.

Oggi ci concentriamo sul risultato finale, che potrebbe potrebbe ribaltarsi rispetto al 2015. Vediamo come.

 

Le sei regioni in questione sono: Veneto, Liguria, Toscana, Marche, Campania e Puglia.  Le due del Nord sono amministrate dal centrodestra. 

 

I presidenti uscenti sono nell'ordine: Zaia, Toti, Rossi, Ceriscioli, De Luca ed Emiliano. Di questi solo due non si ricandideranno: Rossi in Toscana e Ceriscioli nelle Marche. Nelle regioni del Centro, dunque (la ormai ex zona rossa) il centrosinistra cercherà la riconferma con due nuovi candidati. Saranno Eugenio Giani (Toscana) e Maurizio Mangialardi nelle Marche.   

 

Giani e Mangialardi saranno appoggiati dal centrosinistra classico. E saranno gli unici con De Luca in Campania a potersene fregiare. Ma nella pentola marchigiana del centrosinistra bolle ancora qualcosa: il Movimento 5 Stelle sta infatti vivendo una vera e propria scissione tra chi vorrebbe correre col proprio candidato (ufficialmente Mario Mercorelli) e chi vorrebbe sostenere Mangialardi. Come evolverà la questione non è ancora dato sapere. Va ricordato, comunque, che nelle Marche è vietato il voto disgiunto. E nel merito il particolare tecnico sta avendo il suo peso.

 

I sondaggi in Toscana e Campania danno il centrosinistra unito sicuro vincente. Nella rossa Toscana è previsto oltre il 40% delle preferenze, aiutato anche dalle ultime uscite negative della sfidante leghista. In Campania, invece, lo sceriffo De Luca in crescita di popolarità dovrebbe agilmente battere Stefano Caldoro, anche se nel 2015 la stessa partita era finita 41% a 38%.

 

Ma le sfide sicuramente più interessanti ed incerte saranno quelle di Liguria e Puglia. Soprattutto nel tacco dello Stivale lo scontro alle porte si presenta accesissimo. Si parte comunque con la schiacciante vittoria di Emiliano alle primarie con il 70% delle preferenze, ottenendo la ricandidatura. Da registrare che Italia Viva, Azione e +Europa si sono sfilati dal campo del centrosinistra e hanno presentato un candidato in proprio: Ivan Scalfarotto.  Ad ogni modo Emiliano può contare su ben 14 liste a supporto, che vanno dalla Democrazia Cristiana (esiste ancora) ai Comunisti di Sinistra Alternativa. Ultimo ad aggiungersi alla lunga lista il Partitto Pensiero e Azione - Popolo Partite Iva. Ma anche in Puglia il vero nodo è capire cosa farà il Movimento 5 Stelle, con al momento una forte spaccatura interna perché i parlamentari pugliesi sostengono la candidatura ufficiale Antonella Laricchia, mentre altri nel governo vorrebbero convergere su Emiliano, anche per rafforzare lo schema nazionale e scongiurae la vittoria di Fitto. Non è escluso possa essere coinvolta la piattaforma Rousseau.

 

In Liguria la partita è più aperta. Da una parte Toti, amministratore uscente, che già nel 2015 ha beneficiato della spaccatura del centrosinistra locale (Toti 34,5%, Paita 27,9%, Pastorino 9,4%). Dall'altra Ferruccio Sansa, sostenuto da Pd e M5S, al momento unico candidato in continuità rispetto alla linea del governo nazionale. Il pronostico al momento è pittosto incerto.  

 

Più nitida la situazione in Veneto, dove il risultato sembra quasi scontato. Dal '95 ad oggi il centrodestra ha sempre vinto e Zaia proverà ad ottenere il terzo mandato.

 

In geerale il centrodestra si è mosso in manierapiù compatta nella decisione dei candidati presidente, riuscendo a trovare "la quadra" che portasse la coalizione unita in tutte le sfide regionali. La Lega, oltre a Zaia, ha una candidata in Toscana. Fratelli d'Italia è riuscita ad aggiudicarsi le Marche con Francesco Acquaroli e la Puglia con il sempre vivo Raffaele Fitto (anche se ancora non ufficialmente iscritto al partito di Giorgia Meloni). Forza Italia, oltre a gradire Fitto e Toti (anche se ora in Cambiamo!) ha ottenuto comunque la ricandidatura di Caldoro in Campania.

 

Veniamo ai sondaggi. In Puglia Euromedia e Troisi Ricerche danno Emiliano davanti con un risultato tra il 39,8% e il 41,1%. Secondo Raffaele Fitto con circa il 37,7% dei voti, terza Laricchia con forbice 16,7%-17,1%, mentre Scalfarotto si fermerebbe tra il 3,6% e il 4,2%.  La partita è dunque incerta, e dopo 15 anni di centrosinistra la riconferma non sembra affatto scontata.   

 

In Campania il sondaggio più recente è di Winpoll (2 luglio) su Il Sole 24 Ore, che dava De Luca addirittura oltre il 65%. Più cauto era stato a fine giugno Noto per Porta a Porta, con De Luca in vantaggio di soli 6 punti (45 a 39) su Caldoro. Lo stesso sondaggio aveva dato confermati Zaia e Toti, eletto Giani in Toscana, Acquaroli nelle Marche e Fitto in Puglia.

 

Attenzione alla Liguria, vero banco di prova per il governo in carica. Ma anche alle Marche, nelle quali il centrosinistra non ha finora mai perso. E se le sfide in Veneto, Toscana e Campania sembrano già avviate ad un esito più chiaro, anche la Puglia rimarrà conendibile fino all'ultimo voto.  

 

Il pronostico di chi scrive è il ribaltamento allo specchio del 4-2 a favore del centrosinistra del 2015 nel caso in cui Marche e Puglia voltino le spalle al Pd.

 

 

Andrea Maccagno

 

 
 

 

 

 

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