Ultimi giorni di sondaggi prima del silenzio elettorale e il quadro che emerge non conforta il centrosinistra. Delle sei regioni a statuto ordinario al voto, quattro sono attualmente governate dai Dem e due dal centrodestra. Le imminenti regionali possono ribaltare il risultato, se non addirittura fare segnare un clamoroso 5 a 1 per la coalizione di Salvini, Meloni e Berlusconi.

Veniamo ai dati, partendo dalle partite con gli esiti meno incerti. Su tutti il Veneto, dove Zaia appare sicuro di riconferma. Tutti gli istituti di sondaggi lo attestano tra il 68,9% e il 74%, contro il 16%-19,6% dello sfidante Lorenzoni. Resta da capire se la lista civica che porta il nome del presidente uscente riuscirà a superare quella della Lega: al momento sembrerebbe di poco possibile - in accordo coi dati di SWG del 4 settembre - con la lista Zaia avanti di due punti percentuali (31% vs 29%).

Anche la Campania sembra andare nella direzione della riconferma del proprio presidente, cioè del Dem Vincenzo De Luca. Nella continua sfida contro Caldoro, l’ex “sindaco sceriffo” è sondato tra il 47% e il 53%, mentre lo sfidante di centrodestra si aggirerebbe tra il 29% e il 35% dei consensi.

I sorrisi per Zingaretti potrebbero finire qui, visto che la partita in Toscana sembra insolitamente aperta. Ciononostante, Giani è ancora avanti nei sondaggi, seppure quasi raggiunto dalla sfidante leghista Ceccardi. Il candidato del centrosinistra si attesta in un range che va dal 42% al 46% dei consensi, mentre quella della Lega lo insidia con percentuali tra il 38% e il 42,5%. È inutile sottolineare come perdere una delle regioni rosse per eccellenza significherebbe un durissimo colpo per i democratici che difficilmente potrà essere superato indolore.

Questa sconfitta “in casa”, invece, è ormai certa nelle Marche dove Mangialardi non sfonda il muro del 37%. Al contrario Francesco Acquaroli, candidato voluto fortemente da Giorgia Meloni, vola su percentuali che vanno anche oltre il 50%, rimanendo in un range tra il 45% e il 51%. Qui la mancata intesa tra Pd e Movimento 5 Stelle, forse, inciderà sul risultato finale, anche se in politica difficilmente la somma fa il totale.

Dove invece il mancato accordo giallorosso peserà e non poco è in Puglia. Fitto sembra prendere il largo: ormai tutti gli istituti demoscopici lo danno in vantaggio. Il candidato di centrodestra nelle rilevazioni di settembre è sondato tra il 40% e il 43,5%, mentre Michele Emiliano fatica a tenere il passo del rivale fermandosi a percentuali attorno il 38% il 39,4%. A erodergli consensi però, oltre alla candidata grillina Laricchia (in media intorno al 14,7%), c’è anche il profilo libdem di Scalfaroto in media sondato al 3,7%.

Infine la Liguria, unica regione dove la coalizione giallorossa si presenta compatta agli elettori. Questa offerta, tuttavia, non sembra intercettare il gradimento dell’elettorato, che regala a Sansa una percentuale piuttosto bassa che va dal 34,4% al 38%. Al contrario, il presidente uscente Toti viaggia dritto verso la riconferma potendo contare su un consenso pari al 55%-60% dei voti.

Insomma, a circa due settimane dall’election-day si mette male per il centrosinistra, ben lontano dalla possibilità di confermare i risultati di cinque anni fa. Non solo, Zingaretti deve ora cercare di non perdere la Toscana: in caso contrario la debacle potrebbe mettere in discussione persino la tenuta del governo.

 

 

Andrea Maccagno

 

Photo Credits: Adnkronos