Meno di due settimane dal voto e il tema referendum diventa sempre più rovente. Con i sondaggi ormai fermi per il silenzio elettorale sulle indagini demoscopiche, sono i social il vero luogo di confronto e dibattito (leggi qui). Anche questa settimana, Utopia - società di public affairs e comunicazione – ha prodotto un’approfondita analisi dei trend di maggior successo su Twitter e Instagram sul tema referendum: vediamo gli aspetti più interessanti che emergono.

Anzitutto, il volume delle conversazioni nel periodo di riferimento 16 agosto – 7 settembre ci dice quanto la discussione prevalga su Twitter, con oltre 13mila utenti coinvolti, per quasi 81mila tweet e 180mila retweet. Meno marcato il livello del dibatto su Instagram, che appassiona appena 530 utenti per un totale di 1062 post e 12115 commenti: qui vi è, però, un maggiore livello di engagement. Sempre a livello di volume delle conversazioni, si riscontra su Instagram una netta cesura tra agosto e settembre, con un’impennata proprio a cavallo tra i due mesi. Più fluttuante il trend su Twitter.

A livello di hashtag, non si arresta la tendenza di “#iovotono”: come nell’analisi della settimana precedente, infatti, l’hashtag dei contrari alla riforma è risultato quello nettamente più utilizzato sui social. Tuttavia, vi è un’incidenza maggiore su Twitter – nell’ultima settimana il valore registrato è stato del 75,5% - rispetto a Instagram, dove l’hashtag in questione è apparso “solo” nel 62,1% dei casi. Più distaccato l’hashtag “#iovotosi”, al 17,7% su Twitter e al 20,6% su Instagram (sommandolo alla voce “#iovotosì”).

Questo può far pensare che i più giovani, che tradizionalmente usano più Instagram rispetto a Twitter, siano maggiormente propensi a votare sì? Difficile dirlo, certo potrebbe essere una lettura. Non a caso su Instagram si sta spendendo molto il Movimento 5 Stelle, primo nella classifica “Top Users” e “Top lke”, da sempre molto forte in quel bacino elettorale.

Quello che appare evidente, però, è la mancanza di volti per il sì. Se si escludono Di Maio, Crimi e – in parte minore – Toninelli, infatti, non vi sono politici che si stanno esponendo sui social per l’approvazione del quesito referendario. Solo gli On De Carlo, Manca e il Senatore Gianmarco Corbetta sembrano seguire le mosse dei loro leader.

Il no, invece, è molto più presente, con una sovraesposizione social dei forzisti Baldelli e Brunetta, ma non solo. A guidare la compagine del no anche esponenti politici del calibro di Carlo Calenda, Giorgio Gori, Luigi Marattin, Tommaso Nannicini, Emma Bonino, Nazario Pagano, Nicola Fratoianni e – the last but not the least – Carlo Cottarelli. Insomma, un fronte davvero trasversale e, più importante, altamente agguerrito.

In tutto ciò, dov’è il Pd? Effettivamente non risulta presente, se non tra quegli esponenti che maggiormente si sono schierati sul no. Un imbarazzo palese che mostra la crisi interna al partito di Zingaretti.

A livello di media formato social, spicca inoltre la presenza di Will (@Will_ita su Instagram), una community - che si prefiggeva l’obiettivo di pensare a un nuovo modo di divulgare le notizie - nata da poco su Instagram e già capace di raggiungere 464mila follower: con la sua innovativa veste grafica, Will si è addirittura collocata al secondo posto nel ranking dei like dietro solo al Movimento 5 Stelle.

Per quanto riguarda le worldcloud, invece, risalta ancora una volta la presenza preponderante dell’hashtag “#iovotono”, seppure in forma maggiore su Twitter rispetto a Instagram, che sembra godere di un minor livello di politicizzazione.

Infine uno sguardo al tipo di contenuto condiviso nei due social in analisi. Se su Twitter prevalgono post con solo il copy (talvolta accompagnati da una semplice immagine), su Instagram si registra un uso più catchy di infografiche e video: si vedano, per esempio, il video-post di Will o di Carlo Calenda o le infografiche del Movimento 5 Stelle.

 

 

Redazione

 

Photo Credits: Pexels