Scordatevi la tradizionale spaccatura maggioranza-opposizione. Sulla possibilità di digitalizzare i lavori parlamentari causa Covid19 (leggi voto a distanza) il consenso viaggia rigorosamente in ordine sparso. Più il numero quotidiano dei contagi cresce, più di pari passo cresce il numero di adesioni alla proposta di riforma dei regolamenti parlamentari che consentirebbe il voto a distanza dei Parlamentari, sulla base di quanto già in vigore in Spagna. Promotore della riforma Stefano Ceccanti (PD), Onorevoli aderenti ad oggi 45. Nessuno della Lega e di Fratelli d'Italia.

Ecco chi sono i Parlamentari che vorrebbero creare la possibilità di partecipare ai lavori parlamentari a distanza in caso di impedimento: del Pd Berlinghieri, Bonomo, Bruno Bossio, Buratti, Cenni, Ciampi, Fassino, Fiano, Fragomeli, Frailis, Gribaudo, Incerti, La Marca, Miceli, Nardi, Orfini, Pezzopane, Pizzetti, Prestipino, Quartapelle, Raciti, Romano, Rossi Andrea, Schirò, Siani, Soverini, Verini e Viscomi;  del M5S Brescia, Casa, Corneli, Dori, Lattanzio, Penna, Sarli, Siragusa e Termini, di Leu Fassina, del Misto- Più Europa Magi, del Misto Giannone e Vizzini; di Forza Italia Ferraioli, Nissoli e Pettarin. L'elenco è aggiornato in tempo reale sul sito di Stefano Ceccanti.

Ceccanti: "Non c'è nessuna norma che proibisca la possibilità di partecipare a distanza ai lavori del Parlamento, è solo un conservatorismo mentale che blocca questo. È molto meglio un voto a distanza che un non voto, altrimenti il Parlamento si blocca. Mi rispondono che è importante in maniera assoluta la fisicità del parlamento, per cui non si è neanche accettato che si potesse votare nello stesso palazzo dalle commissioni, vedo una chiusura mentale che è assolutamente inaccettabile".

Tra i detrattori della proposta, oltre al Presidente della Camera Roberto Fico ("Serve presenza"), molto netta la posizione di Ylenja Lucaselli (FDI): "L'ipotesi voto elettronico a distanza sarebbe un affossamento della funzione dell'eletto nelle Camere, ridotto a mero esecutore di votazioni. Il dibattito parlamentare, fondamentale anche per la formazione degli orientamenti in 'corso d'opera', sarebbe quasi completamente annullato. E questa è un'ipotesi da evitare, nel contesto di una crisi in cui, per lunghi mesi, il principio di centralità delle Camere è stato del tutto disatteso per esplicita volontà politica".

Il dibattito sui lavori parlamentari da remoto è destinato a prendere quota. E gli esperti di smartworking hanno un'occasione per segnare la strada.

 

 

Paolo Bozzacchi

 

 

 

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