La trattativa al cardiopalma tra Roma e Bruxelles sulla possibilità di conciliare le misure della manovra finanziaria gialloverde con le regole di budget europee ha dato esito positivo. È prevista per oggi l’approvazione al Senato del Bilancio programmatico del 2019 che prevede un disavanzo del 2,04%, nettamente inferiore rispetto a quello precedentemente annunciato. Lo spettro di una procedura d’infrazione per deficit eccessivo, con possibile aumento dello spread e dei tassi di interesse sul debito (e conseguente rischio sfiducia da parte di investitori e imprese) ha infatti convinto Di Maio e Salvini a ricalibrare l’azione del governo. Il fondo per i provvedimenti-bandiera come quota 100 e reddito di cittadinanza è stato ridotto di circa 4 miliardi così come la platea dei beneficiari, mentre l’adozione delle due misure è stata procrastinata di qualche mese. Mettendo al microscopio la lunga gestazione della legge di Bilancio si osservano due principali dinamiche.

Il complesso negoziato sulla manovra si è infatti svolto su due tavoli separati: quello domestico e quello internazionale. Sul primo, M5s e Lega hanno raggiunto non senza tensioni (si pensi alle dimissioni del capo di gabinetto del Mef, Roberto Garofali) un nuovo accordo volto a dare attuazione alle rispettive promesse elettorali. Sul secondo tavolo, invece, è stato lo stesso presidente del Consiglio Giuseppe Conte a trattare con la Commissione europea per far coincidere le soluzioni interne con le prescrizioni di bilancio comunitarie. Di fatto, il dialogo fra Palazzo Chigi e Palazzo Berlaymont ha finito per estromettere il Parlamento italiano dalla discussione politica sui contenuti della manovra finanziaria: prova ne sia il fatto che lo scorso 10 dicembre Palazzo Montecitorio ha votato la fiducia a un documento di Bilancio le cui cifre sarebbero state successivamente e pesantemente modificate. Da par suo Palazzo Madama approverà invece in tempi strettissimi una manovra finanziaria i cui saldi, probabilmente per la prima volta nella storia repubblicana, sono stati decisi al di fuori dei confini nazionali. La Camera ratificherà il provvedimento intorno a Natale, confermando la tendenza del bicameralismo perfetto italiano ad agire come un “monocameralismo sotto mentite spoglie”. Con un ramo del Parlamento che scrive e l’altro che ratifica. Un quadro politico, questo, che stride notevolmente con la narrativa popolar-sovranista dell’esecutivo M5s-Lega, costringendolo a fare i conti con le esigenze della Realpolitik.

Frattanto, sullo sfondo si staglia un contesto internazionale turbolento, caratterizzato dall’incertezza sulla Brexit, dalle tensioni in Francia contro il presidente Macron e dalla guerra commerciale tra Usa e Cina che tanto agita i mercati, chiamati in futuro a esprimersi anche sulla manovra italiana. Se Lega e Cinquestelle avranno sufficiente pazienza e spirito pragmatico, l’esecutivo Conte avrà buone possibilità di superare indenne l’impasse causata dalla legge di Bilancio, scongiurando le ipotesi di dimissioni e rimpasti avanzate durante i giorni più bui della trattativa con Bruxelles e raccogliendo i frutti delle misure adottate. M5s e Lega potrebbero persino rafforzarsi in vista della lunga campagna per le elezioni europee di maggio 2019.

 

Alberto de Sanctis