Il voto abruzzese di domenica è il più rilevante dalla nascita del governo penta-leghista guidato dal premier Giuseppe Conte, e per questo motivo costituisce un test importante per misurare lo stato di salute delle forze di maggioranza e di opposizione. Di fatto, si tratta del primo verdetto di quella lunghissima campagna elettorale che culminerà il 26 maggio con le europee e le regionali in Piemonte. Nonostante le polemiche per la sua provenienza extraregionale e il carattere locale della consultazione, il favorito della vigilia è il candidato di centrodestra Marco Marsilio, romano, senatore e segretario nazionale di Fratelli d’Italia che è appoggiato anche da Lega, Forza Italia, Azione politica e Udc-Dc-Idea. Questo voto sarà cruciale soprattutto per il futuro del progetto di Matteo Salvini di trasformare la Lega in un partito a vocazione nazionale. Una strategia riuscita finora soltanto a metà, se è vero che alle politiche del 4 marzo e alle amministrative del 10 giugno 2018 il Carroccio è riuscito a sfondare nel Centro-Italia ma non al Sud, dove l’appoggio della pur declinante Forza Italia è risultato sempre determinante. Con un exploit in Abruzzo – alcuni sondaggi prevedono un possibile balzo dal 16% delle politiche al 25-26% – il Carroccio potrebbe aprire la prima e soprattutto rilevante breccia nel fronte delle regioni meridionali, tradizionalmente ostili e dove punta a stravolgere gli equilibri di potere.

Tanto più se a fronte di un brusco ridimensionamento dell’alleato M5s. Se alle politiche del 2018 raccolse proprio in Abruzzo il 40% dei consensi, nelle prossime ore il Movimento guidato dal vicepremier Luigi Di Maio rischia d’incappare in una spiacevole battuta d’arresto. Da un lato c’è il tradizionale punto debole dei Cinquestelle, ovvero l’incapacità di tramutare in consenso radicato sul territorio il voto (spesso) plebiscitario raccolto alle politiche. Dall’altro c’è una scelta identitaria ma dagli effetti potenzialmente perniciosi come il non voler contrarre alleanze prima del voto, presentandosi con un’unica lista contro le otto del centrosinistra e le cinque del centrodestra. Per questo motivo nella corsa al secondo posto la candidata del M5s, Sara Marcozzi – fedelissima del vicepremier Di Maio – dovrà guardarsi dal ritorno del candidato di centrosinistra Giovanni Legnini, ex presidente del Consiglio superiore della magistratura che punta a raccogliere l’eredità dell’ex governatore Luciano D’Alfonso (Pd), dimessosi lo scorso agosto in seguito alla sua elezione a senatore. Complice la delicata fase congressuale attraversata dai Dem, Legnini ha dispiegato una campagna di basso profilo senza coinvolgere gli ingombranti maggiorenti di partito, a differenza di quanto fatto dal centrodestra e dal M5s. In Abruzzo il centrosinistra si presenta compatto e anche per questo motivo il voto di domenica rappresenta un vero e proprio banco di prova dopo il tracollo del 2016-2018. Preso nel complesso, l’appuntamento elettorale è destinato a segnare uno snodo fondamentale per il prosieguo della XVIII Legislatura, giungendo in un frangente segnato dell’introduzione del reddito di cittadinanza e di quota 100, come pure dalla comparsa dei primi segnali di un preoccupante stallo economico.

 

Alberto De Sanctis