Oggi 9 Maggio si celebra la Festa dell’Europa. La data ricorda il 9 Maggio 1950, quando Schuman presentò il piano di cooperazione economica e iniziò il processo d’integrazione tra gli Stati. A sua volta Schuman stava celebrando il quinto Anniversario della fine della Seconda Guerra Mondiale, con la caduta della Germania Nazista. La Festa si celebra dal 1985.

Quindi oggi, a seconda del punto di vista, la Festa dell’Unione europea celebra i suoi 34 anni, l’inizio dell’integrazione compie 69 anni, e la caduta del Nazismo 74 anni.

L’Europa si è pian piano fatta Unione partendo dall’economia. E sta affrontando da 11 anni una pesantissima crisi economica che ha prodotto nuovi dissapori tra gli Stati membri e rallentato il processo d’integrazione ancora incompleto.

E’ un’Unione europea che non sembra aver accettato il fatto di viaggiare a velocità molto diverse da tutti i punti di vista. Lo dimostra la necessità consolidata della cooperazione rafforzata su temi di interesse di alcuni ma non di tutti. Bastano 9 Paesi per collaborare in modo più stretto su un dossier specifico, come la legge sul divorzio, i brevetti e le imposte sulle transazioni finanziarie.

Di fatto è un’Unione molto burocratica e poco politica. E gli apparentamenti tra partiti nazionali nei gruppi parlamentari presso l’Europarlamento sono forzati, e fanno stare scomodi in molti.

Non si sente più parlare (o quasi) di Stati Uniti d’Europa. Il progetto Federale di Altero Spinelli rimane chiuso nei cassetti degli euroburocrati e di qualche intellettuale. Eppure potrebbe unire il pensiero di molti europei.

Il prossimo Europarlamento sarà chiamato a provare a scardinare l’Eurocrazia e a far sentire i cittadini più europei e meno italiani, francesi, tedeschi, inglesi o spagnoli. Uno dei primi dossier da affrontare sarà (volenti o nolenti visto che le europee si terranno anche nel Regno Unito) Brexit, anche se Londra dovesse fare marcia indietro.

Per rilanciare l’Unione dovrà convincere con iniziative davvero comuni e accomunanti. La sfida è su settori complicati come la difesa, le tasse, il welfare, la giustizia.

I 28 Paesi dell’Unione non sono riusciti neppure a lanciare un appello unico per far andare i cittadini a votare il prossimo 23-26 maggio. Solo 21 Capi di Stato hanno sottoscritto un appello comune dal titolo: “L’Europa è la migliore idea che abbiamo mai avuto”. Lo hanno firmato i Presidenti di Italia, Germania e Francia, non lo hanno firmato i Reali di Inghilterra, Spagna, Olanda, Belgio. Sarà stata solo una questione di Protocollo?

Sta di fatto che l’Unione europea è a un bivio. O rilancia o rischia la disgregazione. Proprio come un secolo fa.  

 

Paolo Bozzacchi