Il Presidente Trump ha fatto la sua scelta. In un momento delicato per l’Unione Europea alla ricerca di una nuova più definita identità, di una solida maggioranza parlamentare e di nuove personalità in grado di far uscire Bruxelles dal guado populista-sovranista, il Presidente USA ha dettato la linea a Londra, invitandola a infischiarsene delle regole fondanti l’Unione europea stessa. Mandare il leader del Brexit Party Nigel Farage a negoziare con l’Unione è il nuovo mantra “trumpista”, non pagare i 39 miliardi di euro previsti dai Trattati in caso di uscita, e lasciare Bruxelles (in caso di mancato accordo) sbattendo forte la porta. Un vero e proprio schiaffo a stelle e strisce quello di "The Donald" sulla delicata trattativa in corso tra Bruxelles e Londra, con la prima armata di santa pazienza e impegnata di rinvio in rinvio a far trovare la quadra al governo britannico, alle prese ancora con la già dimissionaria Teresa May e con i conflitti interni tra gli stessi Brexiters, oltre che con l’opinione pubblica britannica sempre più convinta della necessità di un nuovo passaggio referendario. Tra i motivi dell’uscita di Trump anche un accordo commerciale di libero scambio USA-UK già in fase di messa a punto da parte dei tecnici Atlantici, in caso l’Isola Britannica scegliesse di rigenerare i confini che la separavano dall’Unione europea ormai oltre 40 anni fa. Il Presidente Trump ha deciso di sfruttare la debolezza contingente di Bruxelles per posizionarsi in modo strategico alla vigilia di una possibile opportunità che Brexit offrirebbe agli Stati Uniti. La palla ora è passata a Londra, che deve sciogliere diversi nodi prima ancora di riuscire a rivedere il pettine pulito. La Tigre, al momento, è piuttosto arruffata.    

 

Paolo Bozzacchi