Unire la sinistra spagnola per governare. Questo l'equilibrismo che sta tentando il leader socialista Pedro Sanchez, che domani proverà ad incassare l'alleanza con Podemos (41 deputati) per ribaltare la sconfitta di ieri sulla fiducia per il governo della Spagna. 

Per ora non sono bastate a convincere Pablo Iglesias (leader di Podemos) le promesse di Sanchez di redigere un nuovo Statuto dei lavoratori, una riforma del diritto di famiglia più favorevole alle donne, pene più severe per le aggressioni a sfondo sessuale e l'aumento del 5% i fondi per l'istruzione. 

Nè si può dire che Sanchez abbia strizzato l'occhio ai partiti che si battono per la causa dell'indipendenza della Cataloña, neanche citata nel discorso programmatico. La linea, dunque, è quella di guardare a sinistra (a Podemos) per lanciare un governo di sinistra unita, potenzialmente innovativo rispetto ad altre realtà politiche nazionali europee (Italia compresa).

La strada per ottenere la maggioranza e governare sulla carta di fa più semplice (domani basterà la maggioranza semplice). Ma Sanchez dovrà in qualche modo rilanciare nella trattativa in corso con Podemos e offrire letteralmente "la camera degli ospiti" (Iglesias dixit) anziché la "cuccia per il cane". In altre parole la nascita del governo ndi maggioranza è appesa al filo del peso dei ministeri offerti a Podemos, per unirsi a quella che si prospetta una stagione di governo decisiva per il definitivo rilancio economico della Spagna.

Se il corteggiamento dei Socialisti a Podemos andrà a buon fine la Spagna avrà il suo primo governo di coalizione della storia. Non dovesse essere così Sanchez dovrà cambiare linea e cercare nuove maggioranza (con gli indipendentisti Catalani?) entro 60 giorni.

Izquierda unida, jamàs serà vencida?

 

 

Paolo Bozzacchi