Oggi 23 Settembre l'Arabia Saudita celebra la Festa Nazionale, dedicata alla fondazione (89 anni fa) del Regno. Il National Day è molto sentito dalla comunità saudita in tutto il mondo (Italia compresa), ma quello di quest'anno sarà un compleanno del tutto particolare. Forse con dedica speciale alla pazienza araba. Pazienza che Riad manifesta anzitutto nel guidare da anni la Coalizione araba in Yemen (insieme agli Emirati), perché a causa di questo coinvolgimento diretto nel sostenere il Governo ufficiale locale dalla ribellione degli Houthi, i Sauditi stanno pagando un prezzo molto alto.

Lo scorso 14 settembre un attacco con droni e missili guidati li ha colpiti al cuore della loro ricchezza: il petrolio di Aramco. Alcuni impianti petroliferi di primaria importanza nella provincia orientale (Khurais e Abqaiq) sono stati pesantemente danneggiati diminuendo in pochi minuti la produzione petrolifera di circa il 50% (5,7 milioni di barili al giorno). Un atto di ostilità senza precedenti, che sta avendo un impatto diretto sull'equilibrio tra domanda e offerta sui mercati internazionali del greggio, e che ha confermato come l'Arabia Saudita rivesta ancora oggi a livello globale un ruolo di primaria importanza per la garanzia di stabilità del mercato energetico globale. Una sorta di cambiale che garantisce di fatto il futuro sia dei Paesi sviluppati che di quelli in via di sviluppo. A 10 giorni dagli attacchi (scontata cioé la naturale isteria iniziale dei mercati) si può notare come di fatto la garanzia dell'Arabia Saudita di tornare (anzi superare) entro fine mese ai livelli di produzione precedenti abbia fatto aumentare il prezzo del petrolio di soli 5 dollari rispetto a un mese fa (oggi quota 64,8 dollari al barile).

Le indagini preliminari saudite hanno stabilito (secondo fonti locali) che le armi utilizzate negli attacchi erano iraniane. E questa sensazione è stata confermata anche dal Premier britannico Boris Johnson, che ha dichiarato: "Stiamo attribuendo la responsabilità con un livello molto alto di probabilità all'Iran". Gli approfondimenti sono ancora in corso, e Riad ha invitato la comunità internazionale a collaborare (anche la Francia è coinvolta direttamente nelle indagini), in modo da rendere evidente in modo definitivo a tutto il mondo le reali responsabilità del grave attacco. L'Arabia Saudita su questo è paziente e non ha fretta, e ha già fatto sapere che gli opportuni provvedimenti "saranno presi a indagini concluse". L'attacco è solo l'ultimo di molti episodi di sabotaggio che il governo Saudita ha attribuito al regime iraniano: in precedenza erano state prese di mira due stazioni di pompaggio nelle zone centrali del Regno, oltre al campo petrolifero di Shaybah. Tutte iniziative che hanno avuto per teatro il territorio saudita. E nonostante questo Riad ha mantenuto la calma. Santa pazienza. 

Secondo il Governo di Riad dietro agli attacchi c'è anche il braccio di ferro tra l'Iran e gli Stati Uniti sulle sanzioni imposte a Teheran. L'Iran chiede la revoca delle sanzioni, ma prima di sedersi al tavolo delle trattative starebbe temporeggiando per migliorare la sua capacità di trattare da un punto di forza, spingendo verso l'alto il livello della tensione internazionale. Tuttavia l'atteggiamento iraniano non è da collegarsi esclusivamente al balletto sulle sanzioni, visto che era lo stesso anche durante il primo anno dell'Amministrazione Trump negli Stati Uniti, senza alcuna sanzione in essere.

Sembra, dunque, che l'Arabia Saudita non voglia una guerra contro l'Iran, nemmeno dopo gli attacchi del 14 settembre. Ma da Riad arrivano i primi segnali di insofferrenza, visto che le Autorità Saudite hanno fatto sapere che qualunque rilassamenteo nei rapporti con l'Iran incoraggerà Teheran a compiere sempre più atti ostili di sabotaggio volti a turbare la sicurezza e la stabilità nella regione. 

Sono ore molto delicate, e la Festa Nazionale del Regno potrebbe portare consiglio. Pazienza.