Una vera e propria stangata. L'agenzia mondiale antidoping (WADA) ha escluso la Russia dalle Olimpiadi per 4 anni. Mosca non parteciperà né ai Giochi di Tokio 2020 né a quelli invernali di Pechino 2022. Ed è a rischio per la Russia anche la possibilità di organizzare in casa eventi sotto l'egida del CIO fino al 2034. Così fosse (l'annuncio dovrebbe essere dato a Losanna alle 13.30 di oggi) sarebbe una decisione senza precedenti. E torna subito in mente l'Olimpiade di Mosca del 1980 boicottata da ben 65 Paesi (tra cui gli Stati Uniti, il Giappone, la Germania Ovest, la Norvegia e il Kenya) a causa dell'invasione dell'Afghanistan.

 



Da un lato dispiace non poter assistere in Giappone e Cina a delle Olimpiadi cui partecipi davvero l'elité degli sportivi di tutto il mondo, ma evidentemente la WADA ha deciso di dire basta a molteplici violazioni dei controlli antidoping in diverse discipline sportive (il ciclismo e il nuoto su tutte). Il motivo? La Russia avrebbe manomesso il file excel del WADA che avrebbe consentito di ricostruire una serie di violazioni al Regolamento internazionale antidoping. Ostacolando, di fatto, la ricostruzione di una vera e propria rete interdisciplinare delle sostanze dopanti, in grado di migliorare artificialmente le performance degli atleti russi.

Un escamotage tecnico per far sì che gli atleti russi possano partecipare comunque ai Giochi sarebbe quello di farli gareggiare sotto una cosiddetta "bandiera neutrale", come tra l'altro fecero 15 Paesi aderenti al boicottaggio del 1980.

Al di là dell'escamotage tecnico la Russia avrà comunque tre settimane per fare ricorso al TAS (Tribunale arbitrale internazionale dello Sport). Ma le chance di successo al momento (e visti i precedenti) sarebbero piuttosto basse.

La decisione sarebbe storica. E sarebbe la prima mazzata Antidoping con la "A" maiuscola. Funzionerà per migliorare la credibilità dello sport professionistico?