Il Forum economico di Davos (World Economic Forum) è da decenni un'ottima opportunità per sciare sulla neve svizzera in abbinamento a fare il punto sulla crescita globale. 

Le star dell'edizione numero 50 dedicata al cambiamento climatico rimarranno alla storia per non essere proprio dei luminari dell'economia politica: Donald Trump (si può dir tutto, ma non economista) e la baby-ambientalista svedese Greta Thunberg, accompagnata da una decina di "teenage changemakers". Sì, proprio loro, che lasceranno il segno più dei vari Premi Nobel partecipanti. 

 

A Davos non si parla d'altro che del fatto che Greta abbia accusato una febbre improvvisa pur di non incontrare "The Donald" e dei motivi che l'abbiano spinta ad evitarlo piuttosto che affrontarlo a viso aperto. Una corrente di pensiero è che a Greta sia stato suggerito di non togliere visibilità ai due problemi che attanagliano Trump (oltre alla questione Medio Oriente): rielezione e impeachment. Che sia davvero così?

Intanto Greta ha iniziato a martellare lato ambiente:"Il mondo deve arrivare all'obiettivo di zero emissioni il prima possibile", ha dichiarato oggi nel suo primo intervento al Forum, "i Paesi devono arrivare all'obiettivo molto più velocemente, e aiutare i Paesi poveri a mettersi in linea. Non credo che le persone siano interessate a sapere come gestisco gli haters. Invece voglio ricordare ancora una volta: secondo un rapporto Ipcc del 2018 se si vuole una possibilità del 67% di limitare l'aumento medio della temperature sotto +1,5 gradi, al 2018 c'era ancora un margine di circa 420 gigatonnellate di emissioni di diossido di carbonio. Naturalmente il numero si è abbassato oggi, perché emettiamo circa 42 gigatonnellate l'anno. Ai ritmi attuali ci rimangono 8 anni per centrare l'obiettivo".

Sulla risposta di Trump (a distanza) seguiranno aggiornamenti.