1 La realtà della comunicazione

Un giorno un aereo passò sopra un gruppo di elefanti. Ogni elefante era terrorizzato e aumentava il panico degli altri. Presto la folla fu completamente contagiata dal panico. Per fortuna non c’erano giornalisti tra gli elefanti, così insieme all’aereo anche il panico si dileguò.

Riprendendo questa pungente storiella da Bertrand Russell, il primo elemento che è opportuno sottolineare in questo momento è il potere della comunicazione. Si tratta di un potere reale, che ha effetti tremendamente concreti. Le parole non sono mai solo parole e implicano una grande responsabilità.

Dopo gli attentati alla maratona di Boston, coloro che avevano “consumato” più informazione sull’attentato avevano maggiori probabilità di sviluppare un disturbo psicopatologico non solo rispetto a coloro che non restavano aggiornati e informati sull’evento ma persino rispetto a coloro che erano fisicamente presenti durante gli attentati.

La responsabilità della comunicazione diventa cruciale in un paese come il nostro, dove il livello di attenzione è stato ammirevole. Infatti, poiché chi cerca trova, la maggior attenzione si traduce in maggior numero di conferme di contagio, che tuttavia espone a possibilità comunicative catastrofiste, che poi sono quelle che funzionano meglio. Il risultato paradossale è che il maggior impegno del nostro paese ha prestato il fianco allo sciacallaggio comunicativo, che ha corrotto i potenziali effetti positivi in termini di controllo del virus e ha incrementato gli effetti negativi, specie a livello psico-sociale ed economico: la cura peggiore della malattia. Ogni soluzione può sempre creare inattesi problemi.

La comunicazione può anche determinare risultati positivi. Alcuni secoli fa - racconta Plutarco - si verificò un’epidemia di suicidi tra le giovani donne vergini di Mileto, che sfuggivano ai parenti disperati per impiccarsi. L’epidemia continuò nonostante tutti i tentativi di arginarla, fino a che un sapiente non fece un uso strategico e responsabile della comunicazione. Venne emesso un editto per cui il corpo morto di ogni successiva suicida sarebbe stato esposto in pubblica piazza. L’ondata dei suicidi cessò.

2 La seconda regola è: ancora comunicazione

Il potere della comunicazione non è mai abbastanza sottolineato. Il controllo delle fonti ufficiali, quando la battaglia contro il demone del virus si svolge nel cielo, cioè apertamente, non è sufficiente. Ogni guerra ha una dimensione più visibile ed una meno visibile. Invitare la popolazione a informarsi solo su fonti ufficiali può essere corretto ma aspettarsi che funzioni significa ignorare il comportamento reale delle persone. Indispensabile si rivela allora la capacità di ascoltare e dialogare con quelle parti del sistema capaci di trainare le altre, costruendo narrazioni chiare ed efficaci (esperti, associazioni, influencer) che tengano conto dei concreti effetti psicologici sulle persone. È soprattutto con queste parti del sistema che è utile e opportuno fare appello alla responsabilità. Un appello che, per funzionare, deve avere una regia strategica capace, senza la quale ogni buona intenzione rischia di fallire.

 

3 Il potere del singolo e la visione del genere umano

L’appello alla responsabilità, quando applicato in modo indiscriminato all’intera popolazione, svela una visione pericolosamente romantica del genere umano. Utile dal punto di vista comunicativo, perché crea una connessione tra il capo di stato e il cittadino, è destinata al fallimento dal punto di vista strategico. Il fallimento è inevitabile perché siamo tutti nella stessa stanza e basta che uno lasci la finestra aperta a rendere inutile il fatto che tutti gli altri non solo hanno chiuso la loro, ma hanno abbassato le tapparelle e adesso aggiungono coperte nella speranza che questo li protegga.

È esattamente quello a cui stiamo assistendo.

Da un lato vediamo persone che applicano precauzioni talmente rigide da diventare eccessive. Le coperte sulle finestre non funzionano perché quello che io faccio non mi difende da quello che l’altro è libero di fare e non fare, così che la paura in queste persone aumenta, e con essa anche un senso di rabbia, impotenza e frustrazione. Quest’ombra negativa verrà proiettata nella rete sociale e nel rapporto con lo stato, incrinandone la fiducia. Così il bene (l’utile precauzione) si trasforma nel suo contrario, il male irrazionale.

Dall’altro lato ci sono le persone che appaiono completamente incuranti, verso cui l’appello alla responsabilità fallisce. Non è una categoria monolitica perché dentro vi è sia la persona inconsapevole, che non ha costruito conoscenza del problema, sia quella che viene additata come egoista.

In realtà, tutti noi siamo egoisti, per la legge della prospettiva che ci fa apparire più grande ciò che è a noi vicino - e già vediamo gli effetti dei nostri egoismi personali, familiari e professionali.

Ci sono anche eccezioni, e credo che molte imprese italiane abbiano mostrato grande senso di responsabilità verso la collettività.

Il potere del singolo è ben illustrato da una generale verità: non esiste virus senza ospite.

La strategia ottimale deve tenere in considerazione sia il SARS-CoV-2 – che non conosciamo bene e il cui vaccino richiederà ancora tempo - sia l’ospite umano, il cui ruolo in questo momento è decisivo. Il salto di specie che va dal pipistrello (o dal serpente, o dal laboratorio) al corpo dell’uomo, va da questo alla mente, avvelenandola con la paura. E non c’è nulla di più pericoloso e contagioso della paura, perché non ha bisogno di nulla per trasmettersi e diffondersi. Una semplice idea, una volta insinuatasi nella mente, può giungere a dominarla, fino a danneggiare l’intero sistema umano.

 

4 Il piccolo si lega al grande. L’indifferenza nutre la sofferenza. Tutto è connesso al tutto.

Il ragazzino spavaldo orgoglioso del suo menefreghismo siede di fronte alla mamma ipocondriaca e al padre complottista e di fianco al fratello con un esordio paranoico.

Questo spaccato di realtà - che non sorprenderà chi come me fa il nobile mestiere dello psicoterapeuta - è emblematico di una verità generale: gli opposti nutrono gli opposti. Coloro che sciaguratamente mostrano menefreghismo o insofferenza verso le regole precauzionali sono ancora più scoraggiati da coloro che abbracciano le precauzioni come la più rigorosa delle religioni (fino a sfociare nell’irrazionale o, all’estremo, nella patologia). Sono estremi che si rinforzano a vicenda e i cui effetti, in parte imprevedibili, non sono da trascurare perché hanno una dimensione sia locale sia sistemica. Tutti puntano il dito sugli eccessi precauzionali ma meno attenzione è posta verso il problema opposto e ancora meno attenzione è posta al legame sistemico tra queste due diverse visioni della realtà che si rinforzano reciprocamente. Anche la divisione in “aree”, seppur corretta, ha contribuito a creare una percezione di pericolo focalizzato che tuttavia non aiuta a percepire il rischio presente in tutte le altre aree, ma in situazione di crisi bisogna creare regole semplici, uguali per tutti e tempificate. Questi aspetti, non considerati, mostrano che il contributo degli esperti di psicologia può rivelarsi decisivo non solo nell’intervento diretto nella vita delle persone ma anche a livello più ampio, sistemico.

Un’altra verità che mostra questo spaccato di realtà è l’importanza del futuro. Il bambino di oggi, se non ben gestito, diventa il paranoico di domani.

Ai governanti dico: attenti al seme del disagio, perché è molto piccolo, ma il suo albero cresce improvvisamente, quando ormai è troppo tardi.

 

Francesco Zurlo