L'antenna l'ha fatta alzare il dato della disoccupazione USA, schizzata ad Aprile al 14,5%, il livello più alto dalla Grande Depressione del 1929. I senza lavoro appena pochi mesi fa erano appena il 5%.

Ben 20 milioni di cittadini USA, oggi, sono senza lavoro. E soprattutto non sembra finita qui, visto che lo stesso Segretario USA al Tesoro, Steven Mnuchin, ha parlato ieri a Fox News di una probabile ulteriore crescita della disoccupazione "fino al 25%".

Livelli impensabili, come quelli che presto raggiungeremo anche noi in Italia. Non è "gufismo", ma drammatica accettazione della realtà. Interi settori produttivi (basti pensare alla ristorazione, i trasporti, il turismo, la cultura, gli eventi) ridurranno drasticamente i fatturati e saranno costretti (non appena sarà possibile, cioè tra 5 mesi) a licenziamenti di massa per restare in vita. Quello americano, dunque, è un segnale che deve far riflettere. Soprattutto su cosa stiamo mettendo in campo oggi per affrontare, elmetto in testa, una crisi che rischia di dare il colpo di grazia all'Italia non solo nel panorama dell'Unione Europea, ma anche nel contesto più attuale del mercato globale.

Non lasciatevi ingannare dal dato della disoccupazione italiana, scesa a Marzo ad un ottimo 8,4%. Di fatto stanno aumentando a una velocità record i famosi inattivi, non conteggiati tra i disoccupati in Italia. Lo ha fatto notare l'Istat, che ha precisato: "Rispetto al mese di febbraio 2020, a marzo l'occupazione è in lieve calo e la diminuzione marcata della disoccupazione si associa alla forte crescita dell'inattività". Un segnale molto preoccupante, perché gli inattivi il lavoro non lo cercano più, e hanno di base due opzioni: rifugiarsi nel lavoro nero o chiedere aiuto ai lavoratori o pensionati che li circondano. 

Italia e USA, dunque, oggi si somigliano di più. Hanno un problema comune in più: in entrambi i Paesi non c'è abbastanza offerta di posti di lavoro.

L'altra somiglianza riguarda (forse un pò a sorpresa) il debito pubblico. Secondo le recenti stime Goldman Sachs l'Italia causa emergenza virus potrebbe chiudere il 2020 con un rapporto debito/Pil al 161%, in crescita di circa 25 punti. Stessa musica oltreoceano, dove il Fondo Monetario Internazionale ha previsto che il rapporto debito/Pil negli USA salirà a fine 2020 al 131% (in crescita di 22 punti).

La somiglianza USA-Italia non è forzata, visto che ad esempio la Germania vedrà crescere il rapporto debito/Pil quest'anno di soli 13 punti, circa la metà di quanto aumenterà a Washington e Roma. E lo stesso della Germania farà il Giappone, il Paese avanzato con il rapporto debito/Pil più elevato al mondo, che lo vedrà salire di 14 punti.

Roma chiama Washington. "America mi senti?"

 

Paolo Bozzacchi