La premessa è d'obbligo: The Watcher non è Nostradamus. Ma possiamo capire qualcosa in più di quanto sia concreto il rischio di una nuova ondata di contagi Covid19 se guardiamo con attenzione i numeri internazionali.

Anzitutto oggi esistono due Covid19: uno quasi inesistente, l'altro ancora vivo, vegeto e in ottima forma per contagiare a dovere. Il primo è quello che ha colpito i Paesi occidentali, il secondo sta colpendo con forza l'America Latina e una vasta regione dell'Asia (dal Pakistan all'Indonesia). Poi c'è la Cina, dove un nuovo focolaio dell'epidemia ha portato alla chiusura di 11 quartieri di Pechino.

A livello globale, il nuovo coronavirus ha ormai infettato, dalla sua apparizione, quasi 8 milioni di individui, per la precisione 7.912.981 (di cui 3.777.907 guariti), e ha provocato 433.394 morti. Gli Stati Uniti sono il Paese più colpito con 2.094.069 di contagi, seguiti da Brasile (867.624), Russia (528.267), India (332.424), Regno Unito (297.342), Spagna (243.928), Italia (236.989), Perù (229.736), Francia (194.153), Germania (187.518) e Iran (187.427).
 

La classifica dei decessi non corrisponde che in parte a quella appena presentata dei contagi ma evidenzia delle significative differenze sulla spiegazione delle quali il dibattito è aperto e probabilmente andrà avanti per molto tempo. In ogni caso questo è un aspetto del problema che non riguarda gli USA, che figurano ufficialmente primi sia nel bilancio delle vittime che in quello dei contagi totali, anche se proprio nelle ultime ore, in tal senso, sembra finalmente essersi palesato un segnale positivo avendo le autorità sanitarie dichiarato "appena" 382 decessi nell'arco delle 24 ore. La curva dei contagi Usa si sta abbassando. Dalla fine di maggio il numero dei morti ha raramente oltrepassato i mille al giorno, contro una media doppia, se non tripla, dei momenti peggiori delle settimane precedenti. Con le ultime vittime censite, gli Usa salgono ora a 115.732 morti accertati causati dal Covid-19. I guariti sono invece 561.816.

Alle spalle degli Stati Uniti, sia come quantità di contagi che come morti, figura il Brasile, che solo nelle ultime ore ha scavalcato la Gran Bretagna come numero di vittime accertate, attestandosi a 43.332 decessi dalla comparsa della malattia. A differenza che nel Regno Unito, dove l'epidemia è comunque stata messa sotto controllo, tanto che proprio da oggi sono riaperte tutte le attività commerciali, in Brasile il nuovo coronavirus appare più aggressivo che mai. A dimostralo anche gli oltre 17mila nuovi contagi diagnosticati nelle ultime 24 ore, per la precisione 17.110, segno evidente che la malattia non trova ancora argini né per mezzo di un sistema sanitario allo stremo delle forze né tramite un lockdown di fatto inattuato.

Pure il resto dell'America Latina è duramente colpito dal Covid-19. Tra i paesi più toccati figura il Perù dove si registrano 6.688 morti, anche se diverse fonti indipendenti giudicano un tale dato come largamente sottostimato (soprattutto sproporzionato rispetto all'enorme numero dei contagi). È delle ultime ore la notizia che il governo di Lima ha decretato la liberazione di 1.500 detenuti per reati leggeri per ridurre l'affollamento carcerario, terreno ideale per la propagazione del virus.

Il Perù continua a combattere la sua lotta contro il Covid-19 cercando di rilanciare un'economia precipitata nel baratro. In questo senso va inquadrata la decisione di riaprire il sito archeologico di Machu Picchu ai turisti stranieri nonostante il dilagare della malattia. L'antico sito inca, chiuso da tre mesi, non potrà comunque accogliere che un quarto dei visitatori rispetto a quanti ne venivano accettati nell'era pre-Covid, passando dunque da una media di circa tremila a un massimo di 675 visitatori al giorno. Ovviamente., i turisti dovranno mantenere la "distanza sociale" di almeno un metro e indossare la mascherina. Basterà? Certamente il fatto che le visite si svolgano in un ambiente naturale incontaminato, non può che far ben sperare. Fatto sta che il Perù sta affrontando un momento difficilissimo sul fronte della tenuta del sistema nosocomiale, messo alle corde dall'epidemia. Il personale sanitario, che piange numerosi "caduti sul campo", si dichiara da tempo a corto di materiale di protezione personale. Inoltre la cronica carenza di ossigeno terapeutico rende la situazione degli ammalati gravi particolarmente precaria, e costringe i parenti dei ricoverati nelle rianimazioni a difficili e costose ricerche per l'acquisto delle bombole di ossigeno.

Restando in Sudamerica, dal Guatemala giunge la notizia che il presidente, Alejandro Giammattei, di fronte alla recrudescenza dei contagi ha annunciato poco fa un inasprimento delle misure di limitazione degli spostamenti della cittadinanza. Sabato, il Guatemala aveva infatti registrato il più alto numero di contagi nelle 24 ore, 509, che hanno portato il totale deglle infezioni in questo paese di 17 milioni di abitanti a 9.845. I morti sono stati fino ad oggi 384. 

 

Paolo Bozzacchi