La svolta europeista polacca non c'è stata. Il gruppo UE dei Paesi di Visegrad (Polonia, Ungheria, Repubblica Ceca e Slovacchia) è sano e salvo. La Polonia ha confermato il presidente uscente Andrzej Duda, in carica dal 2015, conservatore e antieuropeista. Ha battuto davvero di un soffio (col 51% delle preferenze) Rafal Trzaskowski, liberale ed europeista, sindaco di Varsavia. 

Il partito di destra radicale di ispirazione clericale che ha sostenuto Duda è Praeo i Sprawiedliwosc (Pis), ovvero Diritto e Giustizia. Fonda i suoi principi sulla riforma del sistema giudiziario, l'abolizione dell'aborto e ha posizioni molto rigide e avverse nei confronti dell'omosessualità e dell'Unione europea. Soprattutto rappresenta lo zoccolo duro delle posizioni ostili del Gruppo di Visegrad nei confronti dell'approvazione UE del Recovery Fund.

La trattativa sul Recovery Fund è entrata nel vivo, visto che in settimana l'Unione europea si riunisce per trovare la quadra sulla questione. Dei Paesi cosiddetti frugali ne avevamo scritto qui. E sono perfettamente allineati alle posizioni del Gruppo di Visegrad. Per frugali e Visegrad non si dovrà trattare solo di finanziamenti a pioggia, ma anche di prestiti. E la trattativa ruota appunto su che peso avranno i finanziamenti a fondo perduto rispetto ai prestiti.

Per l'Italia il buon esito della trattativa sul Recovery Fund è vitale nel pieno della ripartenza economica del Paese post-Covid19. Ne sono la prova le tournée del premier Giuseppe Conte e del Ministro degli Esteri, Luigi Di Maio. 

I Primi ministri dei Paesi del Gruppo di Visegrad chiedono convergenza sul Recovery Fund e che sia integrato nel nuovo bilancio pluriennale dell'Unione europea proposto dalla Commissione per far fronte alla crisi post Covid19. E' una posizione di chiusura non netta, sulla quale si può discutere. 

La rielezione di Duda non era il cavallo su cui il Governo Conte avrebbe scommesso. Ma tant'è. Sul Recovery Fund la strada è ancora in salita.

 

Paolo Bozzacchi

 

 

 

photo credits: Teller Report