Si chiama Scohr (International Association of international experts smoking control & harm education) e avrà sede a Bruxelles. È la prima associazione scientifica internazionale composta da oltre 55 esperti di 26 Paesi sulle strategie per il controllo del fumo, lanciata durante il Terzo Summit Internazionale sulla Riduzione del danno concluso pochi giorni fa e ospitato (anche se in digitale) dalla Grecia. Primo obiettivo di Scohr è sviluppare “nuovi approcci basati su alternative potenzialmente più sicure delle sigarette per i fumatori che per varie ragioni non riescono a smettere”. Ma perché la comunità scientifica internazionale sente il bisogno di fare squadra sulle politiche di aiuto ai fumatori che non riescono a smettere?

 

I fumatori nel mondo e in Italia non calano

 

A livello mondiale e in Italia le politiche di riduzione del numero dei fumatori non sono efficaci. L’OMS stima che nei prossimi 5 anni nel mondo gli 1,3 miliardi di fumatori diminuiranno di soli 37 milioni (fonte: terzo Rapporto sul consumo di tabacco nel mondo). Stiamo parlando di un calo inferiore al 3%. E in Italia il numero di fumatori supera gli 11 milioni da almeno il 2014 (fonte: ISS). È evidente che le campagne per la disassuefazione non stanno funzionando perché non diminuiscono i fumatori che non riescono a smettere. “Questa categoria di fumatori non deve essere abbandonata dalle politiche di controllo del tabacco”, si legge nella nota Scohr. Che poi aggiunge: “Quando non si riesce a smettere di fumare, passare a prodotti meno pericolosi ha un effetto positivo sulla salute di molti fumatori”. Secondo gli esperti Scohr le strategie per il controllo del fumo dovrebbero includere di più la riduzione del danno, che comprende l’utilizzo di tutto lo spettro dei prodotti senza combustione, dalle e-cig ai dispositivi che scaldano il tabacco. Perché, vale la pena ricordarlo, la nicotina dà dipendenza (non molto diversamente dal caffè), ma è la combustione che crea i danni maggiori e che provoca malattie e patologie gravi.

 

Stop alla combustione solo con adeguata regolamentazione  

 

In alcuni Paesi di avanguardia come Giappone, Norvegia e Islanda la transizione verso i prodotti non combusti che si basano sul principio della riduzione del rischio è già avvenuta, grazie a legislazioni e regolamentazioni locali notevolmente efficaci. Nel Regno Unito le e-cig sono entrate nei programmi del Governo britannico per far smettere di fumare, tanto che anche negli ospedali esistono negozi specializzati per la vendita di questi dispositivi. La Grecia, poi, Paese ospitante il Summit Internazionale sulla Riduzione del danno, ha appena varato una nuova legislazione che si basa su 4 pilastri: prevenzione, protezione della popolazione dal fumo passivo, assistenza a chi vuole smettere in centri specializzati e valutazione di nuovi dispositivi con il principio di riduzione del rischio. La nuova legge greca non solo permette la comunicazione sulla riduzione del rischio dei prodotti senza combustione con affermazioni scientificamente provate, ma prevede sia un processo di autorizzazione per valutare i prodotti, sia una sorveglianza post commercializzazione, sul modello che porta avanti la Food and Drug Administration negli USA. E in Italia? Nel nostro Paese il principio di rischio ridotto ad oggi non è ancora pienamente accettato dalle Istituzioni sanitarie, mentre continua a prevalere quello della massima precauzione e della disassuefazione tout court dal fumo. In sostanza, o smetti di fumare o qualsiasi altra alternativa non è accettata. Mentre la comunità scientifica internazionale ha già preso un’altra strada. Molto diversa.

 

Paolo Bozzacchi 

 

 

Photo Credits: Churingas Bed & Breakfast