L’alternativa non è Chiara. Riparafrasando il famoso slogan di Appendino, questo lo scenario politico nel capoluogo sabaudo: la sindaca di Torino ha comunicato la sua indisponibilità a ricandidarsi, sgombrando il campo dai dubbi che attanagliavano tanto il Movimento 5 Stelle cittadino quanto i suoi competitor.

Dopo aver sottolineato il forte impegno profuso per la città, ecco che Appendino coglie la palla al balzo della condanna per falso in bilancio per fare un salto di lato e abbandonare la nave. Cosa ne sarà ora di Torino?

In realtà questa domanda era sul campo già da mesi (anni?) visto che la riconferma della sindaca era considerata impresa ardua: in città non gode di molto supporto e anche all’interno del Movimento 5 Stelle torinese - a picco nei consensi - non ha mai trovato strada facile.

Delusione per chi voleva un suo bis, quindi, anche se ormai in pochi ci credevano. Sono gli stessi che ora guardano a una grande coalizione giallorossa, all’insegna di un profilo terzo come può essere quello del rettore del Politecnico Guido Saracco. Sicuramente persona di spessore, è il cosiddetto candidato del “Chiappendino”, quella particolare filosofia di governo fondata sulla forte intesa istituzionale tra l’allora presidente di regione Chiamparino e l’attuale sindaca Appendino, già anticipatori del trend nazionale.

Ai più attenti non sarà certo sfuggito un passaggio chiave del discorso di congedo di Appendino: “Ringrazio il governo, il primo da quando sono sindaca che ha davvero avuto Torino in testa tutti i giorni”. Un assist per la grande alleanza? O un ammiccamento personale verso lidi di governo?

Presto sapremo. Nel mentre sorride il Pd torinese, che se da una parte lavora per le primarie, dall’altra temeva possibili diktat zingarettiani. La consultazione nei gazebo dovrebbe tenersi il 6/7 febbraio: al momento manca l’ufficialità di alcuni big come Saracco (se vuole sperare nella designazione non può che passare dall’investitura popolare) o Lo Russo (attuale capogruppo Dem in Sala Rossa).

Profili già scesi in campo sono quelli di Enzo Lavolta (vicepresidente del Consiglio Comunale) e di Igor Boni (presidente di Radicali Italiani e membro dell’Assemblea Nazionale di +Europa). In forse Gianna Pentenero (ex assessore regionale) e il civico Luca Jahier.

Su una cosa la coalizione è parsa chiara: no a qualsiasi Appendino-bis e nessuna alleanza con il Movimento 5 Stelle. Né al primo turno né al secondo. Che poi è il timore di molti: quello di trovarsi i grillini compagni di ballottaggio prima e di governo poi.

In questo scenario si muove anche il centrodestra. I nomi circolati a Torino sono quelli dell’ex deputato di FdI Guido Crosetto, dell’Onorevole forzista Claudia Porchietto e del civico Paolo Damilano. La destra a Torino non ha mai vinto e certamente non parte da favorita: in un’elezione a doppio turno, però, non bisogna sottovalutare la forza di una coalizione che negli anni è cresciuta, sottraendo quei voti decisivi del nord della città al Movimento 5 Stelle. Può ricordarlo l’esperienza Fassino, ma anche quella più recente di Venaria, altro comune da sempre di centrosinistra, passato prima ai grillini e oggi a destra.

Mentre Appendino capirà cosa fare in futuro, quindi, Torino con molte incognite cerca il suo. Tra primarie, alleanze e ribaltoni ancora una volta la prima capitale d’Italia può dettare una linea politica anticipatrice per il Paese. Può muoversi in antitesi con l’esperienza di governo nazionale, può recuperarla in extremis in vista del ballottaggio o addirittura può gettarsi per la prima volta nelle mani del centrodestra. Ad oggi tutto è ancora aperto, avanti Savoia!

 

 

Andrea Maccagno
 

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