Libertà civili e libertà economiche: il mondo occidentale dovrebbe caratterizzarsi per il tendere in egual misura verso entrambi. Se di diritti civili ormai discutiamo quotidianamente e con aperture sempre maggiori da parte della cittadinanza (in ultimo pare anche dal Papa), in termini di libertà economiche l’ignoranza spesso dilaga. Eppure questo tipo di libertà è uno dei cardini a cui dovrebbe aspirare la nostra società globalizzata, che sulla concorrenza fonda uno dei suoi pilastri principali.

Questo concetto d’altronde è parte integrante dei valori europei almeno dal Trattato di Roma, che per primo a livello comunitario aveva iniziato a introdurre restrizioni antimonopolistiche. In Italia, il Paese con il partito comunista più forte e filosovietico d’occidente, si è invece dovuto attendere il crollo del muro di Berlino per accettare l’economia di mercato e la concorrenza che ne deriva.

Solo il 10 ottobre 1990, quindi, furono introdotte le “norme per la tutela della concorrenza e del mercato” e istituita l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (AGCM), organo preposto a vigilare sulle suddette norme. L’Italia si faceva così un po’ più europea ed occidentale.

Proprio questo mese si è celebrato il 30° anniversario dell’entrata in vigore della legge Antitrust e dell’istituzione dell’AGCM. Con l’occasione, è stata presentata al presidente Mattarella la Relazione sull’attività svolta nel 2019 da parte dell’Authority. Vediamo i punti principali.

L’AGCM si è mossa – così come si muove da sempre - su due particolari sentieri: quello della promozione e tutela della concorrenza e quello della tutela del consumatore. Per quanto riguarda il primo, nel corso del 2019 si sono svolti 34 procedimenti istruttori per violazione della normativa, per abuso di dipendenza economica e per violazione della disciplina delle relazioni commerciali riguardo alla cessione di prodotti agricoli e agroalimentari.

In particolare, per le istruttorie per abuso di posizione dominante, sono state irrogate sanzioni per quasi 1,6 milioni di euro a imprese attive nel settore dei trasporti e in quello delle attività ricreative, culturali e sportive.

Sul fronte della tutela del consumatore, lo scorso anno l’Autorità ha condotto 89 procedimenti istruttori per pratiche commerciali scorrette, violazione della disciplina consumer rights, clausole vessatorie, accessibilità dei pagamenti e inottemperanze. In totale le sanzioni hanno portato a incassare 74,6 milioni di euro.

Se il ruolo dell’Antitrust si rende dunque sempre più necessario, non si può eludere un altro tema tutt’altro che banale: la tutela dei campioni nazionali ed europei, di quei player cioè che sappiano mantenere il confronto sui mercati globali. Il dialogo all’interno dell’UE, su questo, è aperto e - per quanto la difesa della concorrenza del mercato sia un must del Vecchio Continente - è incontrovertibile come la stessa Unione Europea debba iniziare a dotarsi di strumenti adeguati per difendere lo spazio competitivo delle proprie aziende nei confronti di quelle extra confine, in particolar modo quelle asiatiche.

Ultima sfida che attende l’Antitrust dell’oggi e del domani è poi quella sul rapporto tra politica della concorrenza ed economia digitale, con la repressione dei comportamenti abusivi dei grandi operatori digitali affinché siano tutelati non solo i concorrenti e i consumatori finali, ma anche gli imprenditori, che sempre più devono accedere alle piattaforme digitali per offrire beni e servizi.

A trent’anni dall’introduzione della normativa e dell’AGCM, quindi, l’Autorità non smette di ricoprire un ruolo centrale per il buon funzionamento del mercato. Deve però sapersi continuamente aggiornare alla luce delle mille sfide e novità che la contemporaneità produce, oltre ad avere chiaro che per una sana competizione a livello globale, forse, un po’ di patriottismo europeo diventa sempre più necessario.

 

 

Andrea Maccagno

 

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