Il colosso mondiale del noleggio auto, la Hertz, ha portato negli USA i libri in Tribunale ricorrendo al famoso Chapter 11, cioé chiedendo l'amministrazione controllata, a un solo passo dal fallimento. Il settore è in ginocchio anche in Italia, con ANIASA (l'associazione nel sistema Confindustria delle imprese di noleggio, car sharing e servizi di mobilità) che ha già sventolato una bandiera bianca al Governo facendo registrare dal settore un impressionante -97% fatto ad aprile.

Il caso Hertz ha lasciato a bocca aperta tutto il mondo del business globale: in molti hanno subito pensato Hertz fosse la prima vittima illustre a livello economico causata dalla pandemia Covid19. E invece no.

La Hertz sta invece morendo di debiti accumulati negli anni, a partire dal 2008. Cioè da quando dopo la crisi dei mutui subprime ha pagato l'euforia della ripartenza, acquistando la competitor Dollar Thrifty per oltre 2,3 miliardi di dollari, ad un prezzo di mercato molto alto. Nel frattempo è vero sì che il settore del trasporto aereo e delle low cost stava creando milioni e milioni di nuovi noleggi auto in tutto il mondo, ma la concorrenza si era fatta spietata, i prezzi dei noleggi si stavano notevolmente abbassando e soprattutto il mercato delle auto usate stava vivendo un crollo inaspettato, trasformando in rottami dal valore quasi inesistente le auto che a fine corsa Hertz volevano essere piazzate di nuovo ai privati. Risultato? I debiti Hertz non hanno fatto che salire, raggiungendo 17 miliardi di dollari.

Dunque Hertz appena pochi mesi fa stava operando nella speranza che gli analisti "perdonassero" il suo debito monstre. E non si è potuta permettere il crollo verticale del mercato con la scomparsa del settore trasporto aereo. Neanche per soli 60 giorni.

Il caso Hertz somiglia a molte cose. Somiglia alle tantissime imprese e famiglie che col Covid19 hanno capito di essere sul filo dei debiti, e di non sopportare nemmeno uno stop & go di un paio di mesi senza andare in netta sofferenza, soprattutto dal punto di vista della liquidità.

Somiglia poi tanto all'Italia, che sulle spalle ha un debito pubblico che a fine anno salirà a 2600 miliardi euro, contro i 1600 miliardi del nostro Pil.

Da anni tentiamo di mettere la polvere del debito pubblico sotto il tappeto. Immaginando una ripresa economica che rimane sempre nei nostri sogni, riforme strutturali che ci chiedono soprattutto gli investitori internazionali (in particolar modo quella della giustizia che rende ostico il nostro Paese per fare impresa) e tasse e gabelle un pò più umane e meno in stile "Promessi Sposi" (leggi Azzeccagarbugli). Un sogno che non è una bolla, per ora è un sogno.

Infine il caso Hertz fa riflettere sul clic che c'è già stato nelle nostre teste. Il panico da virus sembra sia già acqua passata, e sta lasciando spazio alla curiosità ossessiva per come sarà la crisi economica che bussa alle porte. Ma la Hertz non è il Paziente Zero. 

E la crisi va già trasformata in opportunità.

 

Paolo Bozzacchi